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venerdì 25 settembre 2020

TORINO: UN COMUNE AL CAPPIO DEL DEBITO, UN ASSESSORE AL GUINZAGLIO DELLE BANCHE


L’Assessore al Bilancio del Comune di Torino, nelle sedute del Consiglio Comunale del 14 e del 23 settembre, ha dimostrato di non voler proprio ridurre il debito di 3 miliardi di euro a carico di tutti i torinesi.

In tutto il mondo si contesta il “debito illegittimo” che ha portato alla crisi del 2008 e all’austerità che distrugge posti di lavoro, salari, diritto alla casa, alla salute, alla scuola

Assemblea21 sostiene da anni che gran parte del debito del Comune di Torino è artificioso, illegittimo, costruito dalle banche con operazioni finanziarie simili all’usura, dalle quali questa maggioranza può ma non si vuole liberare. 

Lo dimostrano le carte che Assemblea21 è riuscita a far tirare fuori (facendo accesso agli atti, perchè il Comune non le ha mai pubblicate), da cui si ricava che i nostri Sindaci e Assessori, di prima e di adesso,  hanno stipulato accordi e sottoscritto condizioni  con le banche a danno dei torinesi ma non hanno mosso un dito per rimediare.

Sono anni che chiediamo all’Assessore al Bilancio e alla Sindaca di far valere almeno la Decisione della Commissione Europea contro le speculazioni delle banche sul tasso Euribor  applicato ai mutui della Città, e quella recente della Corte di Cassazione italiana che dichiara illegittimi i contratti “derivati” non approvati dal Consiglio comunale. Ma tutte le scuse son buone per non agire: prima ti fanno sospirare le informazioni, poi ti fanno accedere a pochi atti, poi ammettono che forse c’è qualcosa che non va  ma devono chiedere costosi pareri a consulenti esterni, poi ci ripensano: no, lo facciamo noi, ma scoprono che per alcuni contratti il Tribunale competente non è in Italia ma a Londra... Come la mettiamo ora che la Gran Bretagna non fa più parte della UE?  Andiamo alle Nazioni Unite?

E intanto centinaia di milioni di euro continuano a pesare indebitamente sulle spalle dei torinesi: ecco l’alibi per la svendita del patrimonio pubblico e per la privatizzazione dei servizi.

Lunedì 14 settembre l’Assessore al Bilancio ha toccato l’assurdo: beh, sì, forse, possiamo cominciare a rinegoziare con le banche contratti Interest Rate Swaps in cui il Comune guadagna qualcosa: senza citare però quelli in cui la Città perde diversi milioni ogni anno (solo nel 2020  16.719.291 di euro).

La maggioranza 5 Stelle del Consiglio Comunale tace (sull'ordine del giorno relativo alla riduzione del peso del debito che grava sulla città, nel Consiglio di lunedì 14, non ha ritenuto di dedicare neanche un secondo alla discussione e ha respinto, in modo sbrigativo, l'atto), quindi acconsente e si rende corresponsabile di un grave danno erariale alla Città.

Assemblea21 non si rassegna: chiamerà in causa gli organismi pubblici di controllo sui conti del Comune,  a partire dalla Corte dei Conti locale e nazionale, al Tribunale di Torino (sperando che non vi siano amici di Luca Palamara), agli appositi uffici del Ministero fino al Difensore Civico.

Ai cittadini il giudizio su questi Amministratori comunali, che ci avevano promesso il cambiamento!

mercoledì 15 aprile 2020

#restiamosvegli* IL TABÙ DEL DEBITO ILLEGITTIMO RESISTE AD OGNI CRISI




IL TABÙ DEL DEBITO ILLEGITTIMO RESISTE AD OGNI CRISI

Oggi in Commissione consiliare del Comune di Torino si discute una mozione che chiede la sospensione per due anni dei mutui della Città.

Queste sono le recenti iniziative di rinegoziazione dei mutui degli enti locali per sostenerli nella crisi in atto:

• CASSA DEPOSITI E PRESTITI rinegozia i prestiti degli Enti Locali: in realtà si tratta di una sospensione del pagamento della quota capitale per il 2020 (comunicato del 2 aprile)
• MEF: Il Decreto Cura Italia prevede la sospensione della quota capitale dei mutui degli Enti Locali sottoscritti con il Ministero dell'Economia e delle Finanze (ex mutui CDP), in scadenza nel 2020; il pagamento è differito all'anno successivo (art 112, DL 17 marzo 2020 n 18)
• BANCHE: ANCI, UPI ed ABI il 6 aprile hanno stipulato un Accordo quadro contenente le linee guida in base alle quali le banche potranno procedere alla sospensione della quota capitale delle rate in scadenza nel 2020 dei mutui erogati in favore degli Enti Locali, con allungamento di un anno del periodo di ammortamento. L'adesione delle banche è volontaria…

Tutti interventi “emergenziali” e di sospensione. In un dialogo tra la Laura Castelli (sottosegretaria del Mef) e Chiara Appendino, postato su fb l’11 aprile, la sindaca ha manifestato soddisfazione per queste misure. Sui derivati, contratti speculativi che sottraggono 16 milioni di euro all’anno alla città, neanche una parola. Nessuna reazione ovviamente alla lettera aperta di Assemblea21 che chiede di seguire l’esempio di De Magistris, che ha osato parlare di cancellazione del debito illegittimo.
Nessun approfondimento poi sul Milleproroghe (Dl 162/2019), per capire se potrebbe esserci una corretta applicazione dell’articolo 39 (accollo dei mutui degli Enti Locali da parte dello Stato, che potrebbe ottenere tassi più bassi) che potrebbe portare ad un effettiva e consistente riduzione delle passività degli Enti Locali

Link ai documenti:
https://www.abi.it/DOC_Info/Accordi%20e%20convenzioni%20Covid/accordo_mutui%20enti%20locali%20con%20firme.pdf
https://cdp.it/resources/cms/documents/Comunicato%20n.28%20del%2002%2004%202020_Misure-Covid19.pdf
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/02/29/20A01353/sg

venerdì 10 aprile 2020

#restiamosvegl* Lettera alla Sindaca: "Facciamo come Napoli?"

#restiamosvegl*

Facciamo come Napoli?

Sindaca Appendino,

ci è capitato di leggere di recente un'intervista al suo collega sindaco della città di Napoli e chiediamo perché la nostra città, che è una delle più indebitate d'Italia, non possa fare come Napoli chiedendo a gran voce LA CANCELLAZIONE DEL DEBITO

Come?
Alcuni suggerimenti che facciamo da semplici, ma sempre vigili, cittadini e cittadine:
-con l’immediata sospensione del pagamento degli interessi sul debito che ci costano ben 116milioni di euro all’anno (dal rendiconto 2019);
- con la moratoria su quella vergogna di nome “derivati” per la parte che genera perdite, circa 132milioni di euro (dal rendiconto 2019);
- con la richiesta dell’immediata sospensione dei vincoli derivanti dagli obiettivi di finanza pubblica, a maggior ragione in questo momento drammatico quando i comuni arrivano all’epidemia sfiancati da decenni di politiche liberiste che nel nome del debito ne hanno drenato i bilanci e le risorse.

Ci proviamo?
Magari creando alleanze con gli altri sindaci di città indebitate al par nostro in modo da fare fronte comune e acquisire maggiore forza nella contrattazione con le banche.

Sindaca Appendino, è troppo chiedere a Lei e alla sua Giunta un atto di coraggio che potrebbe far rinascere un po’ di fiducia nelle istituzioni da parte della cittadinanza?
Il coraggio è Madre, come scriveva Brecht. Serve un po' di coraggio e la solidarietà al sindaco di Napoli.

La salutiamo cordialmente e le proponiamo la breve intervista con il sindaco De Magistris
(https://www.vesuviolive.it/…/333626-de-magistris-debito-co…/)


De Magistris: “Il Governo abbia coraggio e cancelli i debiti dei Comuni”
Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris rivolge un forte appello al Governo, chiedendo di cancellare il debito dei Comuni.
Il primo cittadino è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Italia, soffermandosi in particolare su alcune conseguenze determinate dall’emergenza Coronavirus.
“Conte ora giustamente si sta accorgendo di quanto asfissianti siano i vincoli dell’Europa.
Noi dal basso, interpretando i bisogni dei nostri cittadini, sono anni che diciamo che con questi vincoli, con il debito pesante e con lacci e lacciuoli non si va avanti.”
“Si deve cancellare il debito dei Comuni“, afferma de Magistris.
Il sindaco ribadisce la necessità di una risposta immediata del Governo a una situazione ormai insostenibile. “In questa circostanza il tempo è fattore determinante, perché i Comuni sono i baluardi della tenuta democratica del Paese e sono rimasti a mani nude.

martedì 31 marzo 2020

#restiamosvegl*: pagare l'emergenza anche con gli interessi sui derivati

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e spazio all'aperto
In piena crisi COVID-19 e dopo un primo Consiglio Comunale virtuale che ha dimostrato la povertà politica della nostra città, riappare sui telegiornali la Sindaca Appendino per annunciare azioni di contrasto alla crisi socio-economica che bussa ormai alle porte di tant* torines*.
Quanto c'è di vero in questi annunci? Difficile da capire con un'informazione mainstream completamente concentrata sull'emergenza sanitaria e votata a fuorvianti e pericolose ri/costruzioni guerresche.
Risulta però che, nonostante l'emergenza, le persone che non hanno un tetto a Torino sono costrette ad uscire dai dormitori ancora per 4 ore al giorno con posti insufficienti per coprire tutte le richieste, mentre è più di un mese che dalle mense si è passati alla semplice distribuzione di panini, aggravando anche la situazione dal punto di vista alimentare.
La spesa per i beni di prima necessità? Ormai ci siamo abituati alle lunghe code; mentre i prezzi sono in aumento la Sindaca e il Comune non hanno ancora messo a punto le modalità di erogazione dei cosiddetti buoni spesa, previsti dal Comune a seguito del decreto governativo sul Fondo di Solidarietà.
Vengono chiamati in causa i servizi sociali del Comune per la gestione degli aiuti alimentari (e la comunicazione pentastellata pare in stato confusionale con i suoi annunci a mezzo Facebook che modificano in continuazione le procedure per l'assegnazione degli aiuti, generando ulteriore ansia nel cittadino), ma proprio noi, tra gli altri, abbiamo denunciato come negli anni quello dei servizi sociali sia stato un settore che ha subito numerosi tagli, con la chiusura della maggior parte degli sportelli diffusi sul territorio e la diminuzione del personale per pensionamenti senza sostituzioni.
Misure criticate anche dall'ANCI (per il vicepresidente era necessario un miliardo di euro), con una spiacevole "caccia" al percettore di Reddito di Cittadinanza: perché se può essere giusto, in teoria, escludere chi gode di una entrata sicura (con la minaccia di controlli ex post), la media erogata non permette sicuramente un riparo nell'emergenza. Menzione d'onore alla Codacons, con la sua proposta di utilizzare i percettori di RdC come volontari del Comune: novelle cavie dello Stato di Eccezione.
Non convince neppure l'erogazione dei bonus con una digitalizzazione che sicuramente tende ad escludere le persone anziane e le fasce deboli con connessioni non garantite.
Ora viene annunciato il blocco della TARI, ma sugli affitti verranno presi dei provvedimenti? Nel 2019 Torino è stata tra le prime città come numeri di sfratti pro capite, inutile sottolineare come ciò che era un'emergenza adesso può diventare un vero e proprio dramma sociale!
Bisogna reperire risorse in fretta e la nostra richiesta resta sempre la stessa dall'era preCOVID-19: con la sospensione del pagamento degli onerosi tassi dei contratti derivati stipulati con banche private si potrebbero svincolare circa 16 milioni di euro dal bilancio e spenderli per l'emergenza!

giovedì 5 marzo 2020

Le 10 sfumature del “degrado”.


L’assemblea Debitour tenutasi lo scorso 15 febbraio ci ha dato l’occasione di presentare i risultati di un lavoro iniziato nell'estate del 2019 e che ci ha permesso di visitare 10 mercati della periferia somministrando un questionario per meglio comprendere la percezione della città delle torinesi e dei torinesi.

Le risposte e le discussioni con le persone fanno emergere la vera faccia di ciò che frettolosamente viene definito dalla politica istituzionale come “degrado”, ma che invece è il risultato, con un'analisi meno superficiale, degli effetti dei tagli alla spesa comunale che si protraggono da oltre dieci anni, nonostante l'alternanza politica alla guida della città.

Povertà, riduzione dei servizi e dei trasporti pubblici, abbandono di strutture e aree verdi, raccolta dei rifiuti e pulizie inefficienti, mancanza di spazi e momenti di socialità lontano dalle vetrine luccicanti del centro, innumerevoli supermercati che uccidono i negozi, non sono altro che l'altra faccia di un'amministrazione comunale incapace d'investire seriamente sul futuro e che si riduce, nella sua azione, a proporre operazioni d'immagine come Co-City.

La nostra città ha la necessità di un cambiamento di rotta radicale che metta i bisogni del cittadino al primo posto e non più il pagamento del debito accumulatosi dall'esperienza economicamente fallimentare delle Olimpiadi.

Riproponiamo in maniera sintetica alcuni degli esiti di questo “debitour” nelle periferie in modo da farne un punto di partenza per le prossime mobilitazioni.

Innanzitutto, i quartieri toccati sono stati: Mirafiori, Santa Rita, Pozzo Strada, Cenisia, Cit Turin, Lucento, Borgo Vittoria e Barriera di Milano. In ogni mercato abbiamo incontrato persone e, con il pretesto dei questionari, ci siamo fatti raccontare un pezzetto della loro quotidianità. I questionari compilati e raccolti sono stati ben 132. Le domande aperte che ponevamo erano: come si vive nel quartiere? Quali sono i maggiori problemi? Che tipo di servizi pubblici utilizzi abitualmente? Quali mancano o hanno recentemente chiuso? Che cosa vorresti nel tuo quartiere? E infine: conosci il debito di Torino?

Molto spesso dalle chiacchiere e dai questionari è emersa tanta disillusione. Alla domanda: “come si vive nel quartiere?” Se la risposta non è stata direttamente “male”, nella maggior parte dei casi è stato un “bene” di una dignità rassegnata… il bene del “che cosa ci possiamo fare?” Proprio per affrontare questo tipo di risposte è stato utile andare nelle periferie. Per provare a smettere di abituarci ai negozi che chiudono, al traffico sempre più congestionato e al verde che progressivamente sparisce.

Lo storico quartiere di San Donato che ha subito processi di gentrification negli ultimi anni,
rappresenta bene la soglia di alienazione e spogliazione a cui può portare la messa a valore del territorio: il mercato di   piazza Benefica ha perso la maggior parte del suo verde per far spazio ad ulteriori banchi e tra questi abbiamo incontrato Anna (nome di fantasia) da sempre abitante del quartiere pensionata con la minima. Per il caro affitti spende i 4/5 della sua pensione per mantenere la casa e sopravvive grazie al sostegno della sua rete informale composta da vicini, negozianti e gestori del mercato. Senza questo aiuto avrbbe già dovuto probabilmente abbandonare il quartiere perché non più a portata delle sue possibilità economiche: insomma sei povera? Non ti vogliamo più in questa zona!

Uno sguardo alle risposte riguardanti i maggiori problemi del quartiere offre un quadro a dir poco variegato: il 13% di queste riguarda la manutenzione urbana e del verde; il 10% le disfunzioni del trasporto pubblico; un altro 10% la pulizia; seguono: mancanza di aree verdi (10%), mancanza di luoghi di aggregazione (8%), la criminalità (7%), il traffico e l’inquinamento (7%) e così via… Alla luce di tale molteplicità di tematiche viene da chiedersi: di cos’altro abbiamo bisogno per sbarazzarci delle semplicistiche, se non strumentali, narrazioni che dipingono la cittadinanza o in preda alle paure e quindi bisognosa di qualunque cosa possa migliorare la sicurezza oppure totalmente sprovvista di senso civico e incapace autonomamente di prendersi cura degli spazi pubblici?

Le risposte sui servizi pubblici utilizzati mostrano come gran parte dei partecipanti utilizzi i trasporti pubblici (47%), seguiti dai presidi sanitari (12%) e da altre risposte come: i luoghi di aggregazione, il verde, le biblioteche e così via. Soffermarsi sulla questione dei trasporti è senza dubbio importante: rinunciare a migliorarne l’efficienza significa condannare chi vive in periferia all’isolamento, oppure costringere ad usare la macchina aggravando una situazione di inquinamento e traffico che ha ormai raggiunto un livello intollerabile. Le persone ci raccontano di corse sempre più diradate, soprattutto la sera e nei fine settimana.

Per quanto riguarda i servizi mancanti o che sono stati chiusi, circa un quarto dei partecipanti non ha individuato carenze, contro un abbondante tre quarti di risposte che vanno dai negozi di quartiere (13%) ai luoghi di aggregazione per giovani e anziani (13%) passando per le biblioteche (12%), le strutture sanitarie (9%), la cultura e le strutture sportive (4%).

Emblematico ci è apparso in questo senso lo scenario che circonda l'area del mercato di corso Brunelleschi nel quartiere di Pozzo Strada: a poche centinaia di metri di distanza troviamo il cosiddetto “prato dei conigli”, area pubblica, mai trasformata in vera area verde per la consueta mancanza di fondi comunali e definitivamente venduto a fine anno ad una multinazionale che edificherà l'ennesimo supermercato in una zona già ad alta densità commerciale. Attorno al mercato di corso Brunelleschi, infatti, in un’area di meno di 1 km sorgono infatti già altri due supermercati. Un’area che una volta vedeva un’alta densità di piccole rivendite commerciali e di artigiani in pochi anni si è vista stravolta. Il prato, diventato per un periodo provvidenziale rifugio per un nucleo di conigli d'appartamento abbandonati, era un raro esempio di spazio verde pubblico mai edificato, ma in questa logica non ha potuto che diventare una vittima, insieme ai suoi ospiti della messa a valore del territorio e infine venduto.

A poca distanza dal prato continua la chiusura della biblioteca Carluccio, ferma dal 2015 per ristrutturazioni (rimozione amianto), mai terminate anche qui per mancanza di fondi: e le dichiarazioni dell'Assessore Leon che "esclude" il problema di risorse e definisce la biblioteca "edificio sfortunato" non ci permetto di essere ottimisti rispetto alla riapertura.

Sempre a poca distanza è invece in piena attività l'ennesimo cantiere privato che vedrà la realizzazione di alcuni palazzi da venti piani su un altro terreno pubblico svenduto: quello dell'ex istituto professionale Mario Enrico. Questa storica scuola, che ha professionalizzato generazioni di studenti torinesi, dopo anni di abbandono era stato occupato da numerose famiglie senza casa, in breve tempo sgomberate per poi mettere in vendita l'edificio e consentire così l'ennesima cementificazione.

Anche le risposte a “cosa vorresti nel tuo quartiere?” suggeriscono una molteplicità di aspetti molto significativi. Primo fra tutti il bisogno di luoghi di socializzazione e aggregazione. Cioè di spazi che siano liberi, sottratti alle logiche del privato, fruibili per tutte le fasce di età. L’amministrazione pensa forse di rispondere a queste mancanze lasciando stagnare all’infinito la questione dell’apertura della biblioteca Carluccio? Le ultime notizie che annunciano la chiusura anche per quest'anno dell'adiacente piscina Trecate confermano il disinteresse per i problemi delle periferie.

Pulizia e manutenzione urbana sono tra le necessità maggiormente evocate, ma anche in questo caso il Comune potrebbe difendersi dicendo che non ci sono i soldi.

Che dire poi della domanda sul debito? Il vero nodo di tutte queste questioni? La retorica sull’alto livello del debito torinese che tarpa ogni ambizione di mettere in campo politiche utili e coraggiose è sicuramente stata pervasiva e ha martellato fino allo sfinimento. Il 48% di coloro che hanno risposto al questionario ha infatti sentito parlare del debito di Torino, contro un 37% che non conosce la questione e un 9% che ne sa molto poco. Ma quanti cittadini e cittadine sono a conoscenza delle origini di questo debito? Di fronte alla desolazione che si incontra in alcune aree di Torino, come si può affermare che questo debito è stato ed è utile per ricostruire il benessere della città?

Il debito condiziona quindi senza ombra di dubbio le condizioni della città, la sua vivibilità, le sue possibilità di sviluppo economiche e culturali. Ma la questione ancora più grave e che nessun gruppo politico presente in Consiglio Comunale, a parte la consigliera Artesio, vuole mettere in dubbio la legittimità di contratti che strangolano noi abitanti ed arricchiscono le banche private: e così il futuro diventa un senso unico verso il disastro sociale.


martedì 18 febbraio 2020

"Debitour, viaggio al centro delle periferie": grazie a tutte e tutti

foto Riccardo Arizio


Per la riuscita dell'assemblea cittadina di sabato 15 febbraio "Debitour, viaggio al centro delle periferie", ringraziamo tutte e tutti coloro che hanno partecipato.


Un ringraziamento va inoltre a chi è intervenuto:

Stefano Risso (Attac), Lucilla Barchetta (ricercatrice), Gianluca di Off Topic (Milano), Roberto Accornero (comitati Prati Parella e Assemblea Michelotti), Stella Rossa (emergenza abitativa, case occupate San Paolo), Maria Cariota (debito Torino, Assemblea21), Daniele Mallamaci (SiCobas), Cosimo Scarinzi (Cub scuola), Francesco Migliaccio (Napolimonitor), Silvia Gabbatore (sanità, Potere al Popolo), Maria Teresa Roli (Italia Nostra)

Grazie ancora a Riccardo Arizio per la documentazione fotografica e video e alle Incursioni Saporite per l'organizzazione del momento di socialità conclusivo
Per le gallerie fotografiche a cura di Riccardo Arizio


martedì 11 febbraio 2020

Lettera aperta alle Amministrazioni del Comune e delle Circoscrizioni di Torino

Di cosa parliamo quando parliamo di periferie

Assemblea21, dopo aver somministrato questionari nei mercati periferici, invita tutt* sabato 15 febbraio a una assemblea pubblica per scoprire cosa emerge dal viaggio nei luoghi della nostra città dimenticati dall’Amministrazione comunale.

Durante questo viaggio gli abitanti delle periferie hanno raccontato i disservizi del trasporto pubblico, la mancanza di luoghi di aggregazione, il desiderio di una inversione di tendenza tangibile per il verde, la salute e la vivibilità dei loro quartieri.

Chi amministra Torino dovrà prendere atto di tutto quanto è stato promesso alla cittadinanza e non è stato mantenuto.

Chiunque fra un anno si presenterà a chiederci il voto dovrà tenerne conto, sapendo già che non sarà più credibile la scusa del debito che impedisce progetti e programmi. Il debito è rimasto il principale problema del Comune perché Sindaca, Giunta e consiglieri di maggioranza non ne hanno mai messo in discussione la legittimità e ne hanno fatto pagare le conseguenze a tutt* noi.






martedì 28 gennaio 2020

15 FEBBRAIO, ASSEMBLEA PUBBLICA: DEBITOUR, VIAGGIO AL CENTRO DELLE PERIFERIE TORINESI




DEBITOUR
VIAGGIO AL CENTRO DELLE PERIFERIE TORINESI
assemblea pubblica

15 febbraio 2020, ore 15.30
corso Belgio 91 - Torino

Assemblea21,
dopo aver somministrato
i questionari nei mercati periferici,
invita tutt* a scoprire
cosa emerge da questo viaggio
nei luoghi della nostra città
dimenticati dall’amministrazione comunale.

Con una amministrazione pentastellata sempre più
asserragliata nel bunker della propaganda social, un
posto buio da dove vengono sparati dati esaltanti
sull'incremento del turismo e selfie acchiappalike slegati
dalla realtà, appare evidente che ci sia la necessità di un
controcanto, armonico, che faccia sentire le voci degli
"invisibili": gli abitanti delle periferie che raccontano i
disservizi del trasporto pubblico, la mancanza di luoghi
di aggregazione, il desiderio di una inversione di
tendenza tangibile per il verde, la salute e la vivibilità
della periferia.
A queste e altre voci, con un orecchio particolarmente
attento alla "Voce Madre" del debito, daremo spazio il 15
febbraio, cercando di non esaurire la spinta propulsiva
alla fine dell'assemblea ma di creare una mobilitazione
per portare queste rivendicazioni comuni in Comune o,
per meglio dire, sotto il Comune.

con interventi di

Antonio De Lellis 
(Attac Italia)
“La trappola del debito”

Lucilla Barchetta
 (antropologa, dottoressa di ricerca in studi urbani)
“Trasformazioni urbane e natura in città”

OFF TOPIC Laboratorio politico, Milano
“Smontare la narrazione tossica della metropoli”


L'assemblea si concluderà con
un buon bicchiere di vino (o acqua)
accompagnato da stuzzicanti golosità
preparate dalle Incursioni Saporite

lunedì 30 settembre 2019

La rinegoziazione CDP - Comune peggiora il futuro del debito di Torino

Dalle pagine Facebook della Sindaca Appendino e dell’on. Laura Castelli arrivano annunci entusiastici della loro ultima prodezza: la rinegoziazione di 295 mutui che la Città ha sottoscritto con Cassa Depositi e Prestiti, corrispondenti ad un debito residuo di 539.682.782 Euro.
Appendino e Castelli dicono che lo hanno fatto “nell’interesse dei cittadini”, che la decisione porterà loro “grandi benefici” e permetterà di “ottenere servizi di maggiore qualità”.
Può darsi che la Sindaca si sia fidata dell’assessore al Bilancio. Più esperta dovrebbe essere, invece, Laura Castelli, che ricopre la carica di sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze. Ma pare proprio che non ci azzecchi.
Basta leggere la delibera per scoprire che:
- il Comune non ha ottenuto alcuna riduzione dell’importo complessivo da restituire alla Cassa, ma un allungamento della durata del debito fino all’anno 2043 e oltre, con un appesantimento dei bilanci degli anni futuri.
- la CDP rinvia a dopo le elezioni comunali del 2021 la riscossione delle rate dei prossimi due anni, che vengono spalmate negli anni successivi, a tassi di interesse più alti,
- la rinegoziazione, comportando maggiori oneri a decorrere dal 2037 e fino al 2045 per  97.315.291 Euro, presenta per il Comune un COSTO netto complessivo stimato in 32.467.205  Euro.
Bell’affare! Il prossimo passaggio sarà l’approvazione dell'accordo in Consiglio Comunale, necessaria per tutte le delibere che comportano spese future per la città.
I Consiglieri comunali di maggioranza continueranno a mettere la testa sotto la sabbia?
Non è così che si tutelano gli interessi della collettività, ancora una volta costretta dalla remissività verso le banche dei “’portavoce dei cittadini”, a pagare tassi fissi dal 4 al 5%, elevatissimi rispetto ai tassi di mercato e obbligata a scaricare sui giovani che si troveranno in futuro a dover pagare un debito ingiusto, che la maggioranza non ha il coraggio di mettere in discussione.
“Portavoce dei cittadini” che hanno fatto finora orecchie da mercante alle proposte, provenienti da varie realtà cittadine e da alcuni consiglieri comunali, di un’alleanza con gli altri enti locali per ottenere dalle banche una reale ristrutturazione del debito con radicale riduzione dei tassi. Che non sanno o non vogliono uscire dalla trappola dei “contratti derivati” a tassi usurari, scantonando su un fantomatico parere di consulenti privati per farsi dire che va bene così. Che non sembrano considerare minimamente la possibilità di un audit sul debito, a cui stanno lavorando invece altre città.
Come fanno questa maggioranza comunale e la sottosegretaria al Ministero dell’Economia e della Finanza a non capire che l’obiettivo delle banche, della finanza nazionale e sovranazionale, non è il rimborso del debito, bensì strozzare progressivamente il debitore con la proroga sempre più onerosa del debito, in modo da poter così continuare ad estrarre valore dai beni comuni, appropriarsi del patrimonio pubblico e perpetuare il rapporto di sudditanza dei debitori pubblici nei confronti dei creditori privati??


domenica 23 giugno 2019

Palavolley Parella: il Comune svende ai privati l'area verde pubblica per pagare i debiti

Continua la svendita di beni pubblici torinesi per pagare i debiti delle Olimpiadi 2006, l'abiura nei fatti del programma elettorale e la mancanza di una risposta seria e coerente all’emergenza climatica in corso

Dopo la cartolarizzazione di immobili di pregio, ora tocca anche a un'area verde in borgata Parella,  destinata a Servizi Pubblici, ad essere sacrificata sull'altare del DEBITO comunale, mettendo contemporaneamente in evidenza  il  disprezzo  e l’ignavia degli Amministratori verso il  Patrimonio Pubblico, usato come merce, il cui destino è quello di essere devoluto a terzi  per fini privati, deprivando così i cittadini e le cittadine.

L'area verde di proprietà comunale di via Madonna della Salette verrà infatti ceduta in uso esclusivo ad una società sportiva per costruire il proprio stadio-palestra con ristorante e foresteria. La motivazione addotta per questa decisione sciagurata è che non si hanno i soldi per attrezzarla e manutenerla. Quindi si butta via il bambino con l’acqua sporca, alienando la disponibilità del prato a tutti per cederla a qualcuno, senza aver neanche pensato ad ipotesi alternative. Come quella di proporre, almeno, una gestione condivisa e collettiva con i residenti dell’area, facendola diventare il giardino pubblico che ci si aspetta e di cui c'è bisogno.

Alla società andavano invece - se necessario - proposte aree già compromesse (ex industriali o comunque già fabbricate e in abbandono) sulla quale realizzare questo impianto privato, che NON è - lo ribadiamo - un Servizio Pubblico. Oppure,  ancora meglio, andavano proposte altre strutture pubbliche già esistenti e sottoutilizzate da condividere con altre realtà, pensiamo al PalaRuffini, ad esempio. Noi siamo del convincimento che la società avrebbe dovuto cercare sul mercato privato l’area per fare il suo palazzetto ma, evidentemente, costava troppo, non era così comoda ai mezzi, e il Pubblico è sempre più accomodante…

Questa superficialità nell’affrontare questa vicenda fa emergere diverse questioni, sulle quali vorremmo mettere in mora l’Amministrazione, in base alle dichiarazioni pre-elettorali e alle grandi aspettative di cambiamento suscitate, dopo più di un ventennio di gestione della “sinistra”. Ovvero:
     -  messa in discussione del debito contratto con le banche per la realizzazione delle Olimpiadi 2006, con il suo inevitabile e doloroso strascico di “lacrime e sangue” per i torinesi, ovvero tagli ai servizi, aumento delle tasse e tributi e svendite.
     -   STOP al Consumo di Suolo. Non progressiva riduzione. STOP, subito.
     -  tutela del patrimonio pubblico e della sua natura funzionale al soddisfacimento di bisogni pubblici, NON privati mascherati da pubblici.
    -   risposta forte all’emergenza climatica in atto, con la difesa del verde esistente e con la sua implementazione reale, non propagandistica e inutile, come il verde su soletta.

Nulla di tutto ciò è stato fatto. Si è operato in assoluta continuità con chi c’era prima.
Si è continuato a (s)vendere patrimonio pubblico, senza mettere in discussione la causa - sulla quale è possibile agire - che porta alle alienazioni: ovvero il pagamento degli interessi sul debito, che vanno subito ricontrattati e/o azzerati, perché usurai.
Si è continuato a costruire su suolo libero, adducendo responsabilità delle amministrazioni precedenti, senza tentare di fermare operazioni incoerenti con le dichiarazioni elettorali, e stoppabili senza ripercussioni legali.
Si continua a fare dichiarazioni altisonanti, vedi comunicati e foto con FFF, proclamandosi paladini della difesa climatica ma si continua senza ritegno a far costruire su suoli liberi, che sono l’unico elemento che può rendere resiliente la città di fronte ai cambiamenti climatici in corso.

Chiediamo coerenza e ascolto delle nostre ragioni, che sono ragioni più alte di quelle di Bilancio. 
Sono ragioni che nascono dalla Costituzione, al quale non vanno MAI anteposte motivazioni ragionieristiche e/o particolaristiche.
Una comunità sta in piedi su Valori, che non si possono piegare a seconda delle circostanze.  

Le aree cedute per servizi nel quartiere Parella devono rimanere pubbliche e verdi!       

Assemblea21 e Salviamo i Prati Parella

mercoledì 3 aprile 2019

INCONTRO: "IL DEBITO PUBBLICO!?", MARTEDI' 9 APRILE, BIBLIOTECA CIVICA PRIMO LEVI

"Che cos’è? Come si è formato? A quanto ammonta? Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità? Quali i possibili rimedi?" Di questi e altri aspetti ancora del debito pubblico, in chiave internazionale, nazionale e locale, si parlerà nell'incontro che avrà luogo martedì 9 aprile alle 17 presso la Biblioteca civica "Primo Levi" di via Leoncavallo, 17 a Torino (ingresso libero e gratuito).

Introduce l'argomento il professor Roberto Burlando, docente  presso la Facoltà di Economia dell'Università di Torino, supportato "da un gruppo di cittadine e cittadini appassionati al tema (strano ma vero!)": e anche noi parteciperemo all'iniziativa per contribuire, con la nostre esperienze in materia, ad alimentare e arricchire il dibattito che siamo sicuri ne scaturirà. 

Vi invitiamo quindi ad approfittare dell'occasione  e a essere presenti, confidando comunque nel fatto che possa trattarsi della prima di una più ampia serie di opportunità offerte ai torinesi per conoscere cause e conseguenze del principale problema (ma anche pretesto) alla base dello smantellamento dei servizi ai cittadini e della vendita del patrimonio  pubblico.



martedì 4 dicembre 2018

ASSEMBLEA21 ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO IL TAV E LE GRANDI OPERE INUTILI

Assemblea21 parteciperà alla manifestazione dell’8 dicembre, poichè tra i suoi motivi fondanti ha anche  l’opposizione alle opere che sottraggono risorse per le politiche a favore della popolazione e della salvaguardia del territorio.
La nostra città è stata investita da un’onda mediatica anomala e anormale che, a partire da una sola ora di mobilitazione il 10 novembre scorso, vorrebbe cancellare con un colpo di spugna quasi trent’anni di lotta alla Torino - Lione  e chi da anni costruisce opposizione a uno sviluppo capitalistico selvaggio fondato anche sullo sfruttamento del territorio. Si tratta di un progetto politico foriero di cattivi presagi per Torino e l’Amministrazione 5 Stelle cittadina si è fatta trovare impreparata, confusa e piena di contraddizioni, intenzionata più a cavalcarla l’onda No Tav che non a renderla  parte di un progetto di cambiamento della città.
E d’altro canto non ci aspettavamo altro: in questi due anni di amministrazione la Sindaca e la maggioranza in Consiglio Comunale 5 Stelle hanno continuato a gestire Torino come i loro predecessori del PD, anche se utilizzando il buffo hashtag #torinoriparte dimostrano uno sguardo sciovinista e superficiale sul popolo. La retorica del cambiamento e della lotta al “Sistema Torino” hanno lasciato spazio a un più quieto vivere, attento a non mettersi in contrapposizione proprio con quei poteri forti lobbistici (banche, costruttori e industriali) che Appendino in campagna elettorale attaccava ad ogni piè sospinto.
In questi ultimi due anni abbiamo continuato a subire i tagli alla spesa per i servizi ai cittadini e la  cementificazione del territorio urbano, il tutto in nome del pagamento del debito, confermato nella sua funzione di redistribuire le risorse dal basso verso l'alto. Siamo di fronte alla sconfitta dell’alternativa politica: e ciò che è accaduto a Torino si mostra in forma ancora più acuta a livello nazionale, dove assistiamo al mercimonio delle lotte sostenute dalle persone comuni, per cui al No Tav Torino - Lione, si contrappongono i Si Tav Terzo Valico, si TAP, Si trivellazioni, Si grandi navi (e la lista si allunga ogni giorno di più).
A questo punto è evidente che dobbiamo essere noi, persone comuni, a doverci fare carico di portare fino in fondo queste lotte, nell'intento di ottenere il distacco della nostra società dai modelli del capitalismo e del liberismo che la stanno dominando.

NON CI SONO GOVERNI AMICI: SONO LE DONNE E GLI UOMINI COMUNI CHE CAMBIANO IL MONDO

lunedì 3 dicembre 2018

LA PARTECIPAZIONE NELL'ERA APPENDINO

Tutte le porte chiuse oggi davanti alle famiglie in presidio sotto il Comune di Torino per protestare contro il cosiddetto Decreto Sicurezza (conosciuto meglio come Decreto Salvini), che velocizza le operazioni di sgombero delle abitazioni occupate a prescindere dalla condizioni economiche e personali e senza prima prevedere la ricerca di soluzioni per i casi di difficoltà e fragilità comprovate.

La consigliera Montalbano ha presentato una interpellanza per chiedere quali siano le intenzioni politiche del Comune di Torino sull'applicazione del decreto suddetto, ma il disinteresse delle forze politiche in Consiglio e dei rappresentanti istituzionali presenti è stato totale: d'altro canto la Sindaca Appendino è ormai famosa per aver lanciato sulla propria pagina Facebook la moda social della diretta-ruspa per i rom, pratica che esprime un certo sprezzo verso i più poveri e disagiati. Eppure nel suo programma elettorale Appendino medesima si dichiarava pronta anche a utilizzare provvedimenti straordinari quali il blocco degli sfratti per affrontare l'emergenza sociale da essi provocata: le consuete parole al vento, visto che è di pochi giorni fa la notizia che attualmente  nella nostra città se ne eseguono in media 4 al giorno.

Il presidio per rompere il silenzio ha quindi deciso di interrompere brevemente, a singhiozzo, il traffico su via Milano: e a questo punto non si è fatta attendere la risposta della polizia già presente in forze, che ha chiesto rinforzi mentre la DiGoS in borghese minacciava i presenti con l'applicazione dello stesso Decreto Sicurezza, che prevede pene fino a 6 anni di reclusione  per il semplice blocco stradale.

L'ostinato silenzio della Sindaca e della Giunta sull'argomento oggetto dell'interrogazione non fa presagire nulla di buono nel futuro di un'Amministrazione il cui operato è già costellato di fallimentari scelte prese in completa continuità con le precedenti gestioni a guida PD:  eppure avevamo indicato al Comune come fosse possibile provare a recuperare risorse economiche semplicemente smettendo di pagare il debito aggiuntivo ai mutui causato dai derivati,  anche  illegittimo dal punto di vista legale ma soprattutto da quello sociale. Invece chi ora amministra l'ente per far cassa continua a svenderne le  proprietà e i servizi, tra cui ultimamente una importante quota di IREN e il complesso dell'ex istituto Cimarosa, attualmente struttura utilizzata per l'accoglienza delle famiglie sfrattate.

STOP DERIVATI

STOP SFRATTI E SGOMBERI

mercoledì 28 novembre 2018

IREN addio: l’alibi del debito per distruggere i beni comuni

Per fare cassa, il Consiglio Comunale vende IREN ai privati

Una scelta sbagliata

Un incasso di 60 milioni su oltre 3 miliardi di debito non risolve nulla. Il debito di Torino continua a strozzare ogni possibilità di sviluppo della nostra città. Ma ormai è diventato l’alibi per una politica sempre più feroce di austerità di cui l’attuale maggioranza si fa diligente esecutrice.  Dov’è finito l’impegno elettorale di fare un audit sul debito, sui derivati e sugli interessi da usura che fa pagare a tutti noi?
Forse contestare il debito può sembrare una strategia a lungo termine che non risolve le urgenze di bilancio, ma se non si fosse continuato a procrastinare forse qualche risultato a 2 anni dalle elezioni già ci sarebbe. Inoltre, limitarsi a inseguire l’esistente significa che tra un anno saremo nelle stesse condizioni, a vendere un pezzo del patrimonio pubblico per fronteggiare i debiti.

Una scelta dannosa per la città
Se davvero s’intende ridurre l’inquinamento atmosferico favorendo la transizione verso l’elettrico non si consegna la risorsa strategica dell’energia alle grandi Multiutility dell’energia, come si è fatto in passato con gli sceicchi per il petrolio.
Non si affida ai privati la produzione delle energie rinnovabili.
Non si rinuncia al governo pubblico del teleriscaldamento e relative tariffe.

Una scelta miope e anti europea,

rispetto alla tendenza europea di riprendere in mano pubblica la produzione e la gestione dell’energia: oltre 300 casi in Germania (da grandi città come Amburgo, a centinaia di Consorzi Intercomunali)  e ancor più numerosi in Gran Bretagna, tra cui Leeds, Bristol, Nottingham, Liverpool e ora anche Londra.

La proprietà pubblica dell’azienda energetica arricchisce la gamma di strumenti a disposizione del Comune per scelte di sviluppo delle infrastrutture,  del territorio, della mobilità compatibile con l’ambiente.

Il Consiglio Comunale dia prova di vero senso di responsabilità. Quando il debito diventa una voragine inestinguibile che non può essere coperta nemmeno a prezzo di continui sacrifici, bisogna fermarsi e ragionare sulla sua  legittimità.


Basta invocare il debito per giustificare la distruzione del patrimonio cittadino. A oltre due anni  dalle elezioni è ora di cambiare strada. Il Consiglio Comunale di Torino compia un atto di responsabilità e di coraggio:

- non si presti a impoverire ancor di più i torinesi, a privarli dei loro beni comuni, a sfasciare l’Amministrazione comunale;
- la  trappola del debito, come ogni ideologia totalitaria,  porta con sé la tragica realtà di un impoverimento di massa scientificamente praticato;
- proceda a un'autentica auditoria popolare sul debito cittadino;
- dia seguito alla delibera del Consiglio Comunale sulla Cassa Depositi e Prestiti ponendosi alla testa di un movimento nazionale per restituirla alla sua funzione storica di grande strumento della finanza locale;
-  proponga  ai grandi Comuni, altrettanto indebitati, di compiere insieme questi passi coinvolgendo la cittadinanza.

Il municipalismo è un valore se si nutre di democrazia, partecipazione, equità e giustizia sociale.

giovedì 22 novembre 2018

Torino: il Comune rinegozia i mutui e paga 52 milioni di interessi in piu' alle banche

COL CAPPELLO IN MANO

L’Assessore al Bilancio chiede al Consiglio Comunale di Torino di accettare le nuove condizioni finanziarie sul debito, proposte  dalle banche,  per  allentare di poco  la corda al collo del Comune rappresentata dal suo debito.

E lunedì prossimo il Consiglio voterà due delibere melliflue e fuorvianti, che da un lato trattano con stile mieloso un problema drammatico qual è quello del debito pubblico e dall’altro danno l’idea di un ruolo attivo del Comune che invece è di acquiescenza al volere delle banche. Verba manent: la proposta di rinegoziazione dei mutui è pervenuta dalle banche, non è frutto della volontà del Comune – che finora Assemblea21 ha vanamente sollecitato – di mettere in discussione il debito illegittimo, le condizioni poste dalle banche, la manipolazione del tasso Euribor negli anni 2005-2008.

E si spaccia per un vantaggio del Comune di Torino il prolungamento della scadenza dei singoli mutui  sino al 2036 con la conseguente diluizione delle rate e degli interessi. Le delibere infatti NON dicono quale sia il valore esatto del nuovo tasso d’interesse, limitandosi a rimandare ai “tassi a termine impliciti nella curva degli attuali tassi di mercato” e alle “condizioni finanziarie fissate al momento del perfezionamento dell’operazione”.

In realtà le delibere non realizzano alcun risparmio per il Comune, al contrario la rinegoziazione comporta nel suo complesso, fino alle nuove scadenze, maggiori oneri a carico del Comune stesso per un importo stimato, alla data del 7 novembre 2018, di 52.055.317 euro.

È la dimostrazione lampante che il vero interesse delle banche non è quello di farsi restituire al più presto i loro soldi maggiorati dei relativi interessi,  ma di tenere il più a lungo possibile  il laccio del debito al collo dei debitori assicurandosi un’entrata certa a cadenze regolari – il pagamento degli interessi –  e disporre  prima o poi dei beni del debitore (SMAT ad es. è da anni il boccone più saporito anche per IREN).

E’ chiaro ormai che l’obiettivo delle banche,  della finanza nazionale e sovranazionale, non  è la riduzione o la scomparsa del debito, bensì la continua estrazione di valore dai beni comuni e la perpetuazione del rapporto di sudditanza dei debitori pubblici nei confronti dei creditori privati.

Un rapporto di sudditanza  al quale avevamo sperato volesse sottrarsi l’Assessore al Bilancio Rolando, promettendo di verificare se e in quale misura i contratti di finanza derivata contengano pattuizioni dannose per il Comune e quindi tutti i torinesi ma respingendo la nostra richiesta di sospendere il pagamento alle banche dei 16 milioni di euro all'anno  di super-interessi sui derivati.

Ancora una volta, la Città di Torino si presenta alle banche col cappello in mano.

domenica 17 giugno 2018

LETTERA APERTA ALLA CORTE DEI CONTI - DERIVATI DELLA CITTÀ DI TORINO: DAVVERO VA TUTTO BENE?

LETTERA APERTA ALLA CORTE DEI CONTI DEL PIEMONTE

DERIVATI DELLA CITTÀ DI TORINO: DAVVERO VA TUTTO BENE?
Sono tantissimi i Comuni italiani che hanno perso e stanno perdendo enormi quantità di denaro pubblico a causa dei derivati. Il fenomeno ha provocato anche l’esplosione di un contenzioso giudiziario di fronte a tutti i tipi di tribunali (civile, penale, amministrativo) e a diverse giurisdizioni (italiana e inglese), e ha indotto il legislatore a vietare, dal 2009, la sottoscrizione, da parte degli EELL, di questi rischiosi strumenti finanziari (è ammesso solo il c.d. cap).
Per i derivati ogni anno la nostra città subisce pesanti perdite (quest’anno spenderemo circa 16 milioni euro). Dal 2002 al 2017, per i derivati, il Comune di Torino ha bruciato più di 90 milioni di euro. Sottraendo risorse ai servizi fondamentali per la vita di tutti (casa, sostegno al reddito, sostegno a persone in difficoltà, accoglienza a chi scappa da guerre e povertà, edilizia scolastica, servizi educativi, politiche ambientali, trasporti pubblici, incremento del personale dipendente che gestisce i servizi comunali, gestione del patrimonio comune, ecc.). Perciò abbiamo cercato di approfondire cosa fosse contenuto realmente in questi contratti e abbiamo scoperto le stesse criticità rilevate nei derivati di molti altri Comuni (come ha denunciato anche l’ANCI): in alcuni derivati ci sono condizioni contrattuali sbilanciate a sfavore del Comune.

venerdì 8 giugno 2018

Prossimo incontro - 18 giugno, ore 21


incontro settimanale 
lunedì 18 giugno alle ore 21:00 
presso il CSOA Gabrio, via Revello 42

all'ordine del giorno l'organizzazione dell'iniziativa su debito e derivati 
proseguimento di quella sotto la ssede della Corte dei Conti di lunedì 4 giugno

Per chi suona la campana - lunedì 18 giugno

Lunedì 4 giugno abbiamo suonato la campana per i giudici della Corte dei Conti che ancora non si pronunciano sui contratti derivati della città di Torino, nonostante le inchieste aperte.

Siamo stanche e stanchi di regalare ogni anno milioni di € a Intesa Sanpaolo, Unicredit, Dexia, Bank of Scotland e JP Morgan per pagare gli interessi sui contratti stipulati in base all'indice Euribor, palesemente contraffatto, come ha anche sentenziato la Commissione Europea nell'ormai lontano 2013.

Nel bilancio di previsione comunale 2018 sono stati stanziati ben 16 milioni di euro per i “tributi” alle banche sottratti, come sempre, dalle politiche di sostegno al lavoro, al reddito, alla casa, alla cultura, al verde, alla mobilità e ai beni comuni che lentamente strangolano noi e la nostra città.
Il problema dei derivati è un problema politico e noi non smetteremo di denunciarlo: torneremo sotto il Comune di Torino che, nonostante le boutade sui media e social, ancora non ha mosso un dito per fermare questa emorragia di soldi... nostri!

Ci troviamo lunedì 18 giugno al C.S.O.A. Gabrio di via Millio 42 alle ore 21, per condividere insieme le prossime azioni.

giovedì 31 maggio 2018

Il debito non dorme: Corte dei Conti sveglia! - lunedì 4 giugno, ore 12

Il debito non dorme: Corte dei Conti sveglia! 
4 giugno, ore 12 - via Bertola 28, Torino 

La nostra città vive ormai da più di un decennio sotto il peso di un debito il cui effetto è stato quello di rilanciare gli affari del blocco di potere cittadino e ridurre sempre di più il benessere della popolazione. 

Il 4 giugno saremo sotto la sede torinese della Corte dei Conti, perché quest'ultima, nonostante le inchieste da anni aperte su debito e bilancio del Comune, finora ha prodotto solamente un Piano di rientro dal debito dell'ente che soffoca le vertenze sociali sviluppatesi in città in questi anni. Vertenze quali quella abitativa, quella sui servizi educativi, quelle riguardanti la destinazione dei molti immobili abbandonati all'uso speculativo: tutte hanno trovato la medesima risposta, “Non si può fare nulla perché è necessario prima pagare il debito.” Un’Amministrazione eletta dai cittadini per chiudere la stagione del Comune amico delle banche, ha confermato invece l'alleanza con i principali istituti finanziari nazionali. 

Vogliamo ricordare ai giudici della Corte dei Conti del Piemonte che il debito non aspetta: nel 2018 spenderemo quasi 16 milioni di euro solamente per gli interessi dei contratti derivati. E il suo pagamento richiede ogni anno sacrifici sempre maggiori, ma con una loro redistribuzione al contrario che vede quindi i lavoratori, i precari e le famiglie continuare a svenarsi per aumentare i guadagni della classe che governa, la quale si approfitta, conseguentemente, del nostro lavoro e della ricchezza che noi produciamo. 

A fronte di ciò, siamo convinti che si debba aprire un vertenza cittadina per rivendicare, invece, la disponibilità per tutti delle risorse che sono nostre perché da noi sono state prodotte. I campi di intervento e gli obiettivi per i quali costringere il Comune di Torino a utilizzare il nostro denaro in favore di tutte le persone e non dei soliti noti non mancano: l'edilizia scolastica, l'incremento del personale dipendente che gestisce i servizi comunali, i servizi educativi e per l’infanzia, la casa, il sostegno al reddito, i trasporti pubblici, l'accoglienza a chi scappa da guerre e povertà, il sostegno agli anziani, ai disabili e alle persone in difficoltà.   

In molte città italiane il debito contratto negli ultimi quindici anni viene già messo in discussione; a Torino questo non è ancora avvenuto e anzi si parla di produrne di nuovo. A Genova nel gennaio scorso la Corte dei Conti della Liguria si è espressa sui derivati stipulati dal Comune, evidenziando nella sentenza i troppi favori alle banche (tassi d'interesse sproporzionati, contratti scritti solo in lingua inglese e altre asimmetrie a svantaggio dell’ente pubblico) e i conflitti d'interesse: una situazione che denunciamo anche nella nostra città. 
Cosa aspettano i giudici della sezione piemontese ad esprimersi? Forse che anche qui a Torino nei tribunali si vive un conflitto d'interessi? Ci sono poteri e interessi intoccabili pure nella nostra città? 

È grave anche che non sia stata affrontata in alcun modo ancora la questione degli effetti sui mutui e sui derivati posseduti dal Comune derivanti dalla truffa sull'Euribor, il tasso d’interesse che era stato truccato da alcune grandi banche negli anni dal 2005 al 2008 e per questo dichiarato illegittimo dalla Commissione Europea. Corte dei Conti e Consiglio Comunale fanno finta di niente, mentre l’Assessore al Bilancio pensa bene di andare a chiedere consiglio ai cosiddetti “advisor” privati, pagati a suon di migliaia di euro, quando invece il consiglio per legge deve essere dato proprio dalla Corte dei Conti: e gratis!   

Anche a Torino esistono singoli e collettivi che lavorano nella prospettiva della denuncia del debito e del riutilizzo sociale della ricchezza collettiva. Si tratta solamente quindi di iniziare a porre con forza le priorità e costringere l’Amministrazione comunale – dopo le molte promesse non mantenute – ad accettare il fatto che devono essere i cittadini a beneficiare del patrimonio comune: proprio come è avvenuto a Genova, ci aspettiamo quindi che la Corte dei Conti del Piemonte imponga al Comune di Torino non un Piano di rientro, ma di USCITA dall'incubo del debito e dei derivati.