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giovedì 25 giugno 2020

Lunedì 29 giugno ore 15: presidio per il diritto all'abitare

Riteniamo di dover convocare un presidio sotto il Comune di Torino per il 29 giugno a partire dalle  15, in concomitanza con la seduta del Consiglio Comunale (Consiglio virtuale, presidio reale!), per contrastare vecchie e nuove povertà figlie della pandemia e riportare all'attenzione pubblica il dramma dell'emergenza abitativa. Con un incremento annunciato di sfratti previsto per l'autunno, è doveroso proporre delle contromisure:

1) RESIDENZA PER LE OCCUPAZIONI ABITATIVE. Occupare non è un crimine, ma una necessaria risposta all'impossibilità di avere un tetto, perciò è inaccettabile escludere dai fondamentali diritti di cittadinanza le famiglie che sono costrette a fare questa scelta. Appendino, nell'ormai lontana campagna elettorale del 2016, aveva dichiarato che nessuno sarebbe rimasto indietro: l'ennesima promessa non mantenuta dal M5S Torino.

2) BLOCCO DEGLI SFRATTI e delle procedure degli sfratti per morosità almeno fino al 31 dicembre

3) RIPARTENZA IMMEDIATA DELL'EROGAZIONE DI BUONI SPESA PER LE FASCE DEBOLI. Senza escludere i percettori di altri sussidi e facendo in modo che la futura erogazione di buoni spesa venga indirizzata prioritariamente a chi oggi si trova in grave difficoltà. È necessaria anche una revisione dei requisiti per l'accesso ai sussidi RdC, REM, etc. perché, ad oggi, sono troppi i nuclei familiari, con un disagio economico, esclusi.

4) MODIFICA DEL DL RILANCIO PER ASSICURARE MAGGIORI RISORSE AL SOSTEGNO PER L'AFFITTO. Il Fondo Nazionale di Sostegno alla Locazione partirà, per quanto riguarda la Regione Piemonte, con i bandi a settembre. L'erogazione ai cittadini, ad essere ottimisti, nei primi mesi del 2021. L'emergenza è ORA: non affrontarla è una responsabilità della giunta Cirio! Anche qui a Torino assistiamo a tristissime manifestazioni di fascisti con il tricolore che tentano di proteggere i loro ras che governano in Regione . Noi non ci caschiamo e chiediamo una accelerazione dei bandi e dell'erogazione del contributo, senza l'esclusione dei percettori di altri sussidi.

5) IL COMUNE DEVE ATTIVARSI PRESSO IL GOVERNO per chiedere il rifinanziamento di un fondo nazionale dedicato all'edilizia sociale pubblica per la riqualificazione, la ristrutturazione, il mantenimento e l'ampliamento del patrimonio pubblico abitativo.

6) E POI C’È UN TESORETTO… MAI SPESO, VERGOGNA! C’erano una volta i fondi “Gescal” contributi versati, nel secolo scorso, dai lavoratori e trattenuti dalle loro buste paga, finalizzati alla realizzazione  di  case ad edilizia popolare. Dalla metà degli anni 90, al termine di questa contribuzione, l’”avanzo” è stato trasferito a Cassa Depositi Prestiti (l’istituto che raccoglie i risparmi postali di migliaia di cittadini) per un importo di circa 2,8 miliardi di euro!
Un tesoretto dormiente, ripartito sulla carta tra le regioni e custodito nei forzieri di CDP che li gestisce su un conto corrente specifico utilizzato per attività finanziarie di diversa natura.
Alla Regione Piemonte spetterebbero 46 milioni di euro, chi o cosa si aspetta per avere a disposizione tali somme che potrebbero in parte rispondere alla drammatica emergenza abitativa di tante famiglie e singoli?

Lunedì 29 giugno all'ordine del giorno del Consiglio Comunale c'è la proposta di ritiro delle deleghe "Coordinamento alle politiche sociali, educative e di cittadinanza" all'Assessora Schellino. L'inadeguatezza e i fallimenti dell'Assessora rimangono tuttavia l'espressione di una Giunta e di una Sindaca che hanno da tempo scelto priorità diverse rispetto al perseguimento del diritto alla casa per tutt*.
Per evitare che la condizione si aggravi ulteriormente, anche numericamente, formuliamo queste proposte e convochiamo il presidio sotto il Comune.

Assemblea21
Case Occupate Zona San Paolo

lunedì 3 dicembre 2018

LA PARTECIPAZIONE NELL'ERA APPENDINO

Tutte le porte chiuse oggi davanti alle famiglie in presidio sotto il Comune di Torino per protestare contro il cosiddetto Decreto Sicurezza (conosciuto meglio come Decreto Salvini), che velocizza le operazioni di sgombero delle abitazioni occupate a prescindere dalla condizioni economiche e personali e senza prima prevedere la ricerca di soluzioni per i casi di difficoltà e fragilità comprovate.

La consigliera Montalbano ha presentato una interpellanza per chiedere quali siano le intenzioni politiche del Comune di Torino sull'applicazione del decreto suddetto, ma il disinteresse delle forze politiche in Consiglio e dei rappresentanti istituzionali presenti è stato totale: d'altro canto la Sindaca Appendino è ormai famosa per aver lanciato sulla propria pagina Facebook la moda social della diretta-ruspa per i rom, pratica che esprime un certo sprezzo verso i più poveri e disagiati. Eppure nel suo programma elettorale Appendino medesima si dichiarava pronta anche a utilizzare provvedimenti straordinari quali il blocco degli sfratti per affrontare l'emergenza sociale da essi provocata: le consuete parole al vento, visto che è di pochi giorni fa la notizia che attualmente  nella nostra città se ne eseguono in media 4 al giorno.

Il presidio per rompere il silenzio ha quindi deciso di interrompere brevemente, a singhiozzo, il traffico su via Milano: e a questo punto non si è fatta attendere la risposta della polizia già presente in forze, che ha chiesto rinforzi mentre la DiGoS in borghese minacciava i presenti con l'applicazione dello stesso Decreto Sicurezza, che prevede pene fino a 6 anni di reclusione  per il semplice blocco stradale.

L'ostinato silenzio della Sindaca e della Giunta sull'argomento oggetto dell'interrogazione non fa presagire nulla di buono nel futuro di un'Amministrazione il cui operato è già costellato di fallimentari scelte prese in completa continuità con le precedenti gestioni a guida PD:  eppure avevamo indicato al Comune come fosse possibile provare a recuperare risorse economiche semplicemente smettendo di pagare il debito aggiuntivo ai mutui causato dai derivati,  anche  illegittimo dal punto di vista legale ma soprattutto da quello sociale. Invece chi ora amministra l'ente per far cassa continua a svenderne le  proprietà e i servizi, tra cui ultimamente una importante quota di IREN e il complesso dell'ex istituto Cimarosa, attualmente struttura utilizzata per l'accoglienza delle famiglie sfrattate.

STOP DERIVATI

STOP SFRATTI E SGOMBERI

giovedì 29 novembre 2018

Torino capitale degli sfratti: il 3 dicembre a fianco dei comitati per la casa

(immagine: contropiano.org)
Lunedì 3 dicembre prossimo saremo a fianco dei movimenti e comitati in lotta per la casa che si sono dati appuntamento sotto il Comune di Torino alle 14. Anch’essi sono vittime del  cosiddetto Decreto Salvini sulla sicurezza, che impone ai comuni  di stilare un elenco dei locali pubblici e privati occupati,  in modo che poi la Prefettura proceda allo sgombero degli stessi.

Ma  quale alternativa viene offerta alle famiglie e ai singoli che si trovano costretti a occupare per sopravvivere con un tetto sulla testa? Nessuna!  Nemmeno chiedere alla Cassa Depositi e Prestiti di investire finalmente i 2,5 miliardi di euro di fondi Gescal destinati alla costruzione delle case popolari, giacenti sul suo conto corrente n. 28128.

Da anni le varie maggioranze che si sono susseguite alla guida del Comune, sia quelle targate PD sia l’attuale M5Stelle, continuano a ridurre le spese per il sostegno delle famiglie in difficoltà, scegliendo invece di pagare alle banche l’enorme debito accumulato senza nemmeno metterlo in discussione.

È inaccettabile che anche quest’anno si continuino a tagliare i bilanci e le voci di spesa a sostegno delle fasce più deboli della popolazione e a vendere ai privati il patrimonio comunale:
il 9 novembre è stato messo all’asta l’istituto Cimarosa deputato dal Comune ad accogliere gli sfrattati. Le famiglie ancora presenti saranno sgomberate per permettere al Comune di vendere e di incassare poco più di 1 milione di euro destinati a tappare i buchi del bilancio 2018.
Allo stesso scopo, lunedì scorso il Consiglio comunale ha ceduto ai privati la maggioranza azionaria di  IREN, per circa 60 milioni di euro, privando la Città di un’azienda essenziale per lo sviluppo delle infrastrutture,  del territorio, della mobilità compatibile con l’ambiente.

E lo stesso Consiglio continua a respingere le proposte di:
*   sospendere il pagamento alle banche  dei derivati sui mutui (16 milioni di euro/anno);
*   avviare finalmente un’autentica analisi popolare del debito cittadino, per smettere di saziare la voracità     delle banche, che concedono oggi il prolungamento della scadenza dei mutui del Comune  ma con un aggravio dei costi di più di 52 milioni di euro;
* reperire così le risorse per affrontare la vera emergenza di questa città. Anche quest’anno Torino è la capitale degli sfratti, rispetto alla popolazione presente sul nostro territorio.

SANATORIA IMMEDIATA PER LE OCCUPAZIONI ABITATIVE NEL BILANCIO DI QUEST’ANNO:  TAGLIAMO I SOLDI ALLE BANCHE