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domenica 7 giugno 2020

#restiamosvegl* Il frammento di verità



Quando cerchi con attenzione, trovi sempre il frammento, la spina che lavora sotto pelle, la voce che presenta orgogliosamente una tonalità non conforme al coro. Minuto 21:05, un cartello recita: "PD merda. Ricordiamo il decreto Minniti". In una giornata bellissima con tanti giovani (2000 secondo la stampa, 5000 per la questura, una meravigliosa inversione di tendenza, la questura moltiplica per due soltanto se puoi creare un pericoloso assembramento che strizza l'occhio al Covid-19), qualche t-shirt di Libera su corpi attempati ma ancora, Deo Gratias!, con la forza necessaria per alzare il pugno chiuso. 

Quello che colpisce, in negativo, è l'assenza di critica al Governo: nessuna richiesta di cancellazione dei decreti sicurezza, nessuna denuncia dei lager in Libia, nessuna denuncia dei lager italiani i CPR, nessuna condanna di una azione governativa che, sul piano della migrazione e del razzismo, è in netta continuità con il Governo M5S-Lega: il rapporto Amnesty International reso pubblico due giorni fa è chiaro "Una progressiva criminalizzazione delle ONG che operavano nel soccorso dei migranti e richiedenti asilo. Gli effetti del decreto sicurezza hanno provocato 24000 persone senza status legale per l'abolizione della protezione umanitaria, limitando il loro accesso all'assistenza medica, all'alloggio, ai servizi sociali, all'istruzione e al lavoro, lasciandoli in una condizione di vulnerabilità a sfruttamento e abusi".

No justice, no peace. Giustizia per George Floyd ma anche per il migrante tunisino (senza nome per la stampa) che il 19 maggio 2020 è morto dopo essersi gettato in mare dalla nave quarantena Moby Zazà, nel tentativo di raggiungere la costa a nuoto. Vittima non di Salvini, ma dell'attuale Governo. Nel gennaio 2019 il manifesto "Non siamo pesci" lanciato da Luigi Manconi, ha raccolto migliaia di firme di scrittori e intellettuali per denunciare la politica razzista e criminale di Salvini. L'ultimo post della pagina Facebook "Non siamo pesci" è datato 2 marzo 2019. Una protesta, più che legittima, necessaria, non può prescindere da una critica forte all' azione governativa portata avanti da partiti che si definiscono di sinistra ma che, nei fatti, con una sinistra realmente antirazzista non hanno nulla a che spartire.

#restiamosvegl*

mercoledì 6 maggio 2020

#restiamosvegl* La "Fase 2" per la sanità e per il sistema economico, industriale e culturale

Con il 4 maggio è stata avviata anche in Piemonte e qui a Torino la "fase 2", cioè di uscita dall'emergenza più acuta  dell'epidemia Covid-19, che viene indicata da autorità pubbliche, mezzi di informazione, poteri economici come quella che ci permetterà, se avremo tanta cautela e tanta pazienza, di tornare prima o poi alla normalità, a quello che facevamo prima. A fare, insomma, ciò che provocando la diffusione del virus fino a dove non avrebbe mai  potuto arrivare da solo, ha contribuito finora a far morire di malattia centinaia di migliaia di persone e messo in crisi tutto il mondo industrializzato e non solo. Quello che ci viene prospettato al termine della 'fase 2' e di quante altre chissà ancora (e che probabilmente in molti desideriamo, dopo settimane e settimane di privazione di libertà)  è proprio ricominciare a vivere per e nel sistema  mondiale globalizzato di produzione e consumo forsennati degli ultimi decenni: sistema che  ha dato a molti l'illusione di vivere bene o di poterlo fare, ma ha nel contempo condannato i piu' deboli alla sofferenza o o soccombere del tutto. Le sofferenze causate invece dal contagio, oltre alle già moltissime persone ammalate hanno colpito anche le molte di piu' ancora che, per via della improvvisa crisi economica, sono rimaste senza lavoro stabile o altri mezzi di sussistenza precari, senza un casa o posto in cui ripararsi, oppure magari senza assistenza di fronte ad altre malattie o alle non autosufficienze. Questa condizione di sofferenza sociale e sanitaria è destinata ad accentuarsi e allargarsi ancora di piu' se si riaprono le attività, come sta capitando, per tornare quanto prima al modello economico, sociale e di vita che ha prodotto l'epidemia: eppure, nonostante ciò, la prospettiva proposta con la 'fase 2' è proprio quella di tornare, con cautela e calma, a vivere nella "normalità" di prima, come se non fosse proprio stata quella normalità invece la causa di tutti i problemi. L'insistere da parte di mezzi di informazione, responsabili politici e detentori del potere economico-industriale nel voler convincere le persone a tornare alla condizione di tranquillità del "tutto come prima", nel farle concentrare su cosa adesso devono fare per poi, alla fine di tutto, tornare nel prima del Coronavirus, è anche il tentativo di nascondere e fare dimenticare quali e di chi sono le responsabilità, globali ma anche locali, economiche e politiche, di tutto quello che e' successo e sta succedendo. Ma queste responsabilità vanno invece ricercate e  anche subito, perchè non si può consentire che gli errori gia' fatti continuino a causare danni e sofferenze enormi.

Per questo motivo la pessima gestione della crisi sanitaria da parte dell'Amministrazione regionale, sulla quale il Comune di Torino e la sua Sindaca si sono guardati bene di intervenire nonostante proprio Torino sia la città che maggiormente ne sta sopportando le conseguenze, ha spinto gruppi di cittadine e cittadini a lanciare la proposta di una  petizione per chiedere al Governo il commissariamento della Regione Piemonte. Per i seguenti motivi:
* i preavvisi e gli avvisi ufficiali di epidemia arrivati prima che si manifestassero i primi casi non hanno fatto scattare le misure di prevenzione necessarie e tutto si è quindi scaricato sugli ospedali, che ne sono stati travolti. La pigrizia intellettuale e l’abitudine aborriscono i messaggi che li disturbano.
*  la gestione aziendalistica - e non come servizio pubblico - della sanità da parte della Regione ha considerato come costi antieconomici e quindi da comprimere al massimo quelli che sono invece fattori indispensabili alla produzione della sicurezza sanitaria collettiva. In conseguenza di ciò si sono verificati:
- la drastica riduzione dei medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari  e il numero chiuso alla Facoltà di  Medicina (450 nel 2019 più 70 in lingua inglese)
- la chiusura di ospedali  e di presidi sanitari di base per concentrare saperi e risorse nella Città della  Salute
- il taglio dei posti letto di terapia intensiva, al di sotto della media europea, a cui ha supplito "l'opera buona" delle Fondazioni bancaarie
- la gestione “just in time”, senza la prudente creazione di scorte di magazzino, dei Dispositivi di Prevenzione Individuali  (mascherine, guanti, grembiuli, camici e  calzature per la  protezione del  personale) e degli  strumenti necessari per i test, dei tamponi, degli apparecchi respiratori
- la cancellazione delle mail di segnalazione inviate dai medici di base circa i pazienti in quarantena  domiciliare, lasciati quindi senza assistenza alcuna
-  lo scandalo delle RSA, quasi totalmente esternalizzate ai privati e con tariffe alte anche nelle poche pubbliche (in media 3000 euro/mese), con nessuna capacità di
controllo da parte del Servizio Sanitario, nazionale e regionale, che paga e tace, lasciando inoltre ben 30.000 anziani in lista d'attesa nella sola provincia di Torino.  In questa situazione si innestata poi la scelta, irresponsabile e criminale  che ha comportato un numero altissimo di vittime, di collocare i malati Covid in queste strutture.  
-  solamente due USCAS - Unità Sanitarie di Continuità Assistenziale,  dedicate all'assistenza domiciliare dei malati di Covid - messe in funzione sulle 20 previste nella sola Torino
-  nessuna attivazione dello screening di massa per individuare e curare tempestivamente le persone contagiate e  isolare i focolai  di contagio (come ha fatto in buona parte il Veneto e in pieno la Corea del Sud). Posto che il tampone pare essere al momento l’unico strumento diagnostico in grado di fornire l’informazione relativa alla infettività dei soggetti, seppur con la scarsa affidabilità del 25-30% di falsi negativi, è fondamentale aumentare la capacità di fare uno screening più ampio possibile per individuare i portatori d’infezione seppur asintomatici.

In relazione alle azioni ancora da mettere in campo contro l'espansione del contagio, esprimiamo la necessità che le autorità sanitarie diano indicazione di procedere prioritariamente alla diagnosi, alla  tutela degli operatori e  alla verifica dell’efficacia delle terapie, dedicando il resto della capacità allo screening generale della diffusione del virus. Il test sierologico rapido di cui si parla indica la presenza nel sangue di una proteina che attesta che si è entrati in contatto con il virus, ma non può testare se si è infettivi o meno e neppure se si è immuni. A questo proposito pare che non vi sia comunque alcuna certezza di immunità e che quindi le possibilità di ricaduta siano reali, per cui la ricerca degli anticorpi veri e propri sarebbe comunque un accertamento che non dà indicazioni sulla infettività.

La condizione di inefficienza e inefficacia sulla cui base viene richiesto il commissariamento della Regione Piemonte si manifesta oltretutto   in un contesto in cui  anche un comunicato stampa dell'Ordine dei Farmacisti viene trascurato (un tempo si sarebbe più' correttamente detto censurato) dai media.
Ma lo scandaloso utilizzo a senso unico dei mezzi di informazione, fino alle minacce a chi non si allinea (v. denuncia a Report) è solo uno degli elementi dello scenario complessivo di gestione della sanità in generale: altrettanto se non più scandalosa è la mercificazione della ricerca e della conoscenza attraverso i brevetti
 dei medicinali, inaudita fonte di trasferimento di  enormi risorse verso realtà industriali e aziendali monopolistiche.

Commissariare la Regione Piemonte quindi  per perseguire le responsabilità e soprattutto per cambiare rotta e  gestire la Fase 2 della sanità piemontese non più con i criteri mercantili dei costi-benefici, ma ripristinando il Servizio sanitario pubblico con  fini di prevenzione e cura, con la riapertura degli ambulatori di quartiere e degli ospedali di territorio e con il concorso della rete delle farmacie. E per effettuare inoltre con urgenza:
-          screening di massa finalizzati a scoprire i potenziali contagi, filtrare gli ammalati secondo la gravità, individuare e isolare i focolai.
-          disponibilità di  mascherine efficaci per tutti,  a prezzo controllato,
-          chiara indicazione di chi controllerà – e con quali poteri - il rispetto delle regole nei luoghi di lavoro e per recarsi al lavoro.

venerdì 17 aprile 2020

Restiamosvegl* - Riunione in videoconferenza lunedì 20 aprile ore 21

Lunedì 20 aprile alle ore 21
riunione di Assemblea21 in videoconferenza 

utilizzando una piattaforma su web  gratuita e libera, accessibile da pc, tablet o smartphone.
Chi vuole partecipare puo' scrivere da subito una mail all'indirizzo assemblea21gen@gmail.com scrivendo nell'oggetto PARTECIPAZIONE RIUNIONE LUNEDI' 20 e riceverà le indicazioni per accedere alla piattaforma e alla riunione. 

#restiamosvegl* La cittadinanza vittima delle solite false promesse pentastellate?

#restiamosvegl*

La cittadinanza vittima delle solite false promesse pentastellate?

In attesa di un report pubblico di Cavallerizza Irreale sull'assemblea virtuale del 14 aprile, il prof. Ugo Mattei svicola su Pressenza il 16/4 (non è un po' contraddittorio condannare Amazon e raccontare su Byoblu gli acquisti personali su Amazon?) e il prof. Guido Montanari su Repubblica il 15/4 (una agitatissima difesa dello spazio pubblico leggermente(!) in contrasto con l'operato da Vicesindaco e Assessore all’Urbanistica: la benedizione del Palavolley sul prato libero di Parella è solo un esempio....).
Interviste che purtroppo non ci permettono di conoscere la situazione attuale e REALE della Cavallerizza, e quasi ci obbligano a rifugiarci nelle braccia poco accoglienti delle indiscrezioni.
Se perlomeno la comunità creativa di Cavallerizza pare finalmente aver capito che forse non è stata una brillante idea la firma in Prefettura del verbale d'intesa per lo sgombero, con l'aggravante di aver condannato le voci contrarie, cassandre ma non mute come quelle del prof. Montanari (Tomaso, quello veramente di sinistra), pare sia definitiva la rottura tra il Comitato di Scopo e l'assessore Iaria.
Cosa ne sarà dell’attuazione del Regolamento sui Beni Comuni urbani? Sì, quello fortemente contestato da A21 e dal Coordinamento Beni Comuni che lo hanno definito una "privatizzazione mascherata", ma invece fortemente difeso dalla comunità creativa e dalla maggioranza pentastellata?
E che dire delle false promesse, ora denunciate dalla stessa comunità creativa attraverso un comunicato sul Salone delle Guardie perché il Comune non è ancora intervenuto e perché il promesso aiuto agli occupanti in emergenza abitativa ha fatto acqua da tutte le parti?
Le indiscrezioni ci dicono che il PurA, il progetto di riqualificazione alternativo proposto dalla comunità creativa all'assessore Iaria, sia stato bocciato definitivamente dalla Compagnia di San Paolo, quindi è lecito chiedersi: quale sarà il destino della Cavallerizza?

mercoledì 15 aprile 2020

#restiamosvegli* IL TABÙ DEL DEBITO ILLEGITTIMO RESISTE AD OGNI CRISI




IL TABÙ DEL DEBITO ILLEGITTIMO RESISTE AD OGNI CRISI

Oggi in Commissione consiliare del Comune di Torino si discute una mozione che chiede la sospensione per due anni dei mutui della Città.

Queste sono le recenti iniziative di rinegoziazione dei mutui degli enti locali per sostenerli nella crisi in atto:

• CASSA DEPOSITI E PRESTITI rinegozia i prestiti degli Enti Locali: in realtà si tratta di una sospensione del pagamento della quota capitale per il 2020 (comunicato del 2 aprile)
• MEF: Il Decreto Cura Italia prevede la sospensione della quota capitale dei mutui degli Enti Locali sottoscritti con il Ministero dell'Economia e delle Finanze (ex mutui CDP), in scadenza nel 2020; il pagamento è differito all'anno successivo (art 112, DL 17 marzo 2020 n 18)
• BANCHE: ANCI, UPI ed ABI il 6 aprile hanno stipulato un Accordo quadro contenente le linee guida in base alle quali le banche potranno procedere alla sospensione della quota capitale delle rate in scadenza nel 2020 dei mutui erogati in favore degli Enti Locali, con allungamento di un anno del periodo di ammortamento. L'adesione delle banche è volontaria…

Tutti interventi “emergenziali” e di sospensione. In un dialogo tra la Laura Castelli (sottosegretaria del Mef) e Chiara Appendino, postato su fb l’11 aprile, la sindaca ha manifestato soddisfazione per queste misure. Sui derivati, contratti speculativi che sottraggono 16 milioni di euro all’anno alla città, neanche una parola. Nessuna reazione ovviamente alla lettera aperta di Assemblea21 che chiede di seguire l’esempio di De Magistris, che ha osato parlare di cancellazione del debito illegittimo.
Nessun approfondimento poi sul Milleproroghe (Dl 162/2019), per capire se potrebbe esserci una corretta applicazione dell’articolo 39 (accollo dei mutui degli Enti Locali da parte dello Stato, che potrebbe ottenere tassi più bassi) che potrebbe portare ad un effettiva e consistente riduzione delle passività degli Enti Locali

Link ai documenti:
https://www.abi.it/DOC_Info/Accordi%20e%20convenzioni%20Covid/accordo_mutui%20enti%20locali%20con%20firme.pdf
https://cdp.it/resources/cms/documents/Comunicato%20n.28%20del%2002%2004%202020_Misure-Covid19.pdf
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/02/29/20A01353/sg

venerdì 10 aprile 2020

#restiamosvegl* Lettera alla Sindaca: "Facciamo come Napoli?"

#restiamosvegl*

Facciamo come Napoli?

Sindaca Appendino,

ci è capitato di leggere di recente un'intervista al suo collega sindaco della città di Napoli e chiediamo perché la nostra città, che è una delle più indebitate d'Italia, non possa fare come Napoli chiedendo a gran voce LA CANCELLAZIONE DEL DEBITO

Come?
Alcuni suggerimenti che facciamo da semplici, ma sempre vigili, cittadini e cittadine:
-con l’immediata sospensione del pagamento degli interessi sul debito che ci costano ben 116milioni di euro all’anno (dal rendiconto 2019);
- con la moratoria su quella vergogna di nome “derivati” per la parte che genera perdite, circa 132milioni di euro (dal rendiconto 2019);
- con la richiesta dell’immediata sospensione dei vincoli derivanti dagli obiettivi di finanza pubblica, a maggior ragione in questo momento drammatico quando i comuni arrivano all’epidemia sfiancati da decenni di politiche liberiste che nel nome del debito ne hanno drenato i bilanci e le risorse.

Ci proviamo?
Magari creando alleanze con gli altri sindaci di città indebitate al par nostro in modo da fare fronte comune e acquisire maggiore forza nella contrattazione con le banche.

Sindaca Appendino, è troppo chiedere a Lei e alla sua Giunta un atto di coraggio che potrebbe far rinascere un po’ di fiducia nelle istituzioni da parte della cittadinanza?
Il coraggio è Madre, come scriveva Brecht. Serve un po' di coraggio e la solidarietà al sindaco di Napoli.

La salutiamo cordialmente e le proponiamo la breve intervista con il sindaco De Magistris
(https://www.vesuviolive.it/…/333626-de-magistris-debito-co…/)


De Magistris: “Il Governo abbia coraggio e cancelli i debiti dei Comuni”
Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris rivolge un forte appello al Governo, chiedendo di cancellare il debito dei Comuni.
Il primo cittadino è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Italia, soffermandosi in particolare su alcune conseguenze determinate dall’emergenza Coronavirus.
“Conte ora giustamente si sta accorgendo di quanto asfissianti siano i vincoli dell’Europa.
Noi dal basso, interpretando i bisogni dei nostri cittadini, sono anni che diciamo che con questi vincoli, con il debito pesante e con lacci e lacciuoli non si va avanti.”
“Si deve cancellare il debito dei Comuni“, afferma de Magistris.
Il sindaco ribadisce la necessità di una risposta immediata del Governo a una situazione ormai insostenibile. “In questa circostanza il tempo è fattore determinante, perché i Comuni sono i baluardi della tenuta democratica del Paese e sono rimasti a mani nude.

martedì 7 aprile 2020

#restiamosvegl* BUONI SPESA IN TRANSITO AL BINARIO…

#restiamosvegl* 

I finanziamenti dell’anticipo del fondo di solidarietà comunale passano a Torino come un treno in corsa. Se la rapidità è lodabile, un po’ meno lo sono le scelte e dell’amministrazione su come supportare le persone più bisognose durante questa emergenza. Nel giro di due giorni sono state accolte 11 mila delle 19.567 mila domande ricevute (dato aggiornato a domenica sera): chi non è sul treno, rimane in banchina.
Esistono tre ordini di problemi legati alla distribuzione dei buoni spesa a Torino:
Innanzitutto, i problemi legati ai criteri e alle categorie escluse:
Il criterio della residenza scelto dal Comune non tiene conto di alcune categorie di persone (ad esempio chi si trova senza fissa dimora o chi, come molt* studenti, ha solo il domicilio a Torino). Per quanto riguarda i nuclei familiari che a causa del blocco degli spostamenti sono attualmente divisi tra residenza e domicilio bisognerebbe dare la possibilità di inoltrare domande di accesso agli aiuti in ogni località si trovino i membri della famiglia, con specifiche voci che inquadrino questa casistica.
In secondo luogo esiste il problema cruciale dell’insufficienza di finanziamento per rispondere a tutte le situazioni di necessità.
Questi 4,3 miliardi + 400 milioni che sono stati anticipati dallo stato sono assolutamente necessari ma purtroppo rappresentano ancora una goccia nel mare! Il finanziamento è una tantum e non si tratta di un extra, bensì di una semplice anticipazione finalizzata a dare risposta immediata a situazioni di urgente bisogno. È evidente però che, non sapendo quanto durerà l’emergenza e considerando anche che l’emergenza sociale sarà probabilmente molto più lunga, questi soldi non basteranno assolutamente!
Le amministrazioni locali hanno la responsabilità di prendere posizioni decise, al fine di scuotere gli altri Comuni e lo Stato dall’illusione di poter attraversare l’emergenza senza intaccare gli equilibri di bilancio. La scelta del Comune di Torino di utilizzare altri 663 mila euro dal Fondo di riserva dà delle speranze in questo senso. Ma occorre spingere per decisioni più coraggiose! Ecco ciò che si può proporre:
- La sospensione immediata del rimborso dei mutui del Comune di Torino;
- Lo stop dei pagamenti legati ai derivati (anche quest’anno, come nei tre passati, saremo probabilmente nell’ordine dei 15 milioni di euro);
- Lo sblocco dei fondi accantonati del Comune (abbiamo ad esempio il Fondo per Crediti di Dubbia Esigibilità che ammonta a ben € 661 milioni, poco movimentati quindi utilizzabili; il Fondo contenzioso che ammonta a quasi 42 mila euro; oppure Fondo Perdite Società Partecipate di 277 mila euro). L’utilizzo di questo denaro implica l’infrangere di norme nazionali che sono state concepite per allontanare, in situazioni normali, lo spettro dell’indebitamento degli Enti Locali. Anche senza emergenza sanitaria queste regole portano con sé le contraddizioni più crudeli, oggi l’imperativo morale e politico di infrangere i vincoli di bilancio deve imporsi in tutta la sua evidenza! Benché recalcitrante, abbiamo visto l’unione europea decidere a favore dell’esclusione delle spese legate all’epidemia dal calcolo del deficit strutturale. Tuttavia, in Italia il livello locale beneficia in maniera ancora esigua e a dir poco insufficiente di questo allentamento.
Infine, esiste un ultimo problema che riguarda il come assegnare questo aiuto dei buoni spesa ai nuclei in stato di maggiore necessità.
È stato importante cercare di assegnare i buoni in maniera rapida, evitando anche un eccessivo aggravio burocratico alle persone. L’autocertificazione, a questo proposito, è una scelta inevitabile. Peccato che l’aspettativa legata all'arrivo di questi fondi, sommata all'efficacia ancora molto scarsa di altri dispositivi di aiuto come la distribuzione di alimenti tramite associazioni del terzo settore, abbia portato ad un elevatissimo numero di richiese di buoni spesa i quali saranno quindi assegnati di fatto con la logica di chi primo arriva… Una tale distribuzione deve essere sottoposta ad aggiustamenti perché è evidente che tante persone che non hanno avuto accesso alla rete o che non sono state celeri nell'inoltro della domanda si ritroveranno dispersi in una classifica lunghissima.
Nell'eventualità caldamente invocata di vedere lo sblocco di ulteriori finanziamenti, è utile che il Comune si muova già per stabilire qualche correzione: magari istituendo (e mettendo una fasciazione) dei tetti massimi posti ai depositi bancari e postali come è stato fatto in altre città; magari chiedendo ai richiedenti di autocertificare le entrate su cui possono contare attualmente e le spese incomprimibili legate a necessità non differibili,…
Trovare una soluzione ottimale è impossibile ma non si può rinunciare a tentare di tenere conto di situazioni in cui alcune famiglie devono utilizzare la macchina per recarsi al lavoro e quindi pagare la benzina, oppure pagare un abbonamento internet o le ricariche telefoniche per permettere ai ragazzi di seguire le lezioni a distanza, pagare un’assistenza al proprio genitore non autosufficiente e così via…

venerdì 3 aprile 2020

#restiamosvegl* Di cosa parliamo quando parliamo di buoni spesa (ovvero Torino vs resto d'Italia)

L'ordinanza della Protezione Civile prevede che dall'erogazione vengano esclusi (in prima battuta?) i beneficiari di altri sostegni pubblici: Reddito di Cittadinanza, Pensione di Cittadinanza, REI, etc.

Il Comune di Roma sceglie la via "anarchica" prevedendo la concessione del buono spesa anche ai percettori di RdC; nel modulo di richiesta è stata inserita la possibilità di dichiarare l'importo del sussidio percepito. Nel Comune di Parma il bonus potrà essere esteso anche ai percettori di sostegni pubblici con precedenza per i percettori di importi più bassi.
La modalità scelta per l'erogazione dall'amministrazione torinese, presenta diverse criticità e mancanze che non sono riscontrabili in altre realtà: a Bologna la richiesta potrà essere fatta dai cittadini residenti o domiciliati. A Torino vale solo per i residenti.

Sempre a Bologna viene specificato che saranno esclusi coloro che alla data del 31 marzo disponevano di depositi bancari o postali di importo complessivo superiore a 10 mila euro. A Firenze il patrimonio mobiliare non può superare i 12 mila euro. A Torino non è prevista nessuna soglia per il reddito del richiedente.

A Milano è prevista la consegna a domicilio del bonus spesa (annuncio a mezzo stampa del Sindaco Sala), a Torino no. A Napoli sono inclusi i richiedenti asilo e chi ha fatto richiesta di protezione internazionale, inoltre esiste la possibilità di inserire una residenza di prossimità, una significativa apertura anche per i senza fissa dimora. A Torino sarà sufficiente avere la residenza in via della Casa Comunale?

A Roma è possibile inoltrare la richiesta se si è impossibilitat* a raggiungere la propria residenza. A Torino, no. Evidentemente, per l'amministrazione torinese, gli studenti fuori sede che per il momento non possono neppure godere di un contributo per l'affitto, non sono meritevoli di considerazione.