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venerdì 17 aprile 2020

#restiamosvegl* La cittadinanza vittima delle solite false promesse pentastellate?

#restiamosvegl*

La cittadinanza vittima delle solite false promesse pentastellate?

In attesa di un report pubblico di Cavallerizza Irreale sull'assemblea virtuale del 14 aprile, il prof. Ugo Mattei svicola su Pressenza il 16/4 (non è un po' contraddittorio condannare Amazon e raccontare su Byoblu gli acquisti personali su Amazon?) e il prof. Guido Montanari su Repubblica il 15/4 (una agitatissima difesa dello spazio pubblico leggermente(!) in contrasto con l'operato da Vicesindaco e Assessore all’Urbanistica: la benedizione del Palavolley sul prato libero di Parella è solo un esempio....).
Interviste che purtroppo non ci permettono di conoscere la situazione attuale e REALE della Cavallerizza, e quasi ci obbligano a rifugiarci nelle braccia poco accoglienti delle indiscrezioni.
Se perlomeno la comunità creativa di Cavallerizza pare finalmente aver capito che forse non è stata una brillante idea la firma in Prefettura del verbale d'intesa per lo sgombero, con l'aggravante di aver condannato le voci contrarie, cassandre ma non mute come quelle del prof. Montanari (Tomaso, quello veramente di sinistra), pare sia definitiva la rottura tra il Comitato di Scopo e l'assessore Iaria.
Cosa ne sarà dell’attuazione del Regolamento sui Beni Comuni urbani? Sì, quello fortemente contestato da A21 e dal Coordinamento Beni Comuni che lo hanno definito una "privatizzazione mascherata", ma invece fortemente difeso dalla comunità creativa e dalla maggioranza pentastellata?
E che dire delle false promesse, ora denunciate dalla stessa comunità creativa attraverso un comunicato sul Salone delle Guardie perché il Comune non è ancora intervenuto e perché il promesso aiuto agli occupanti in emergenza abitativa ha fatto acqua da tutte le parti?
Le indiscrezioni ci dicono che il PurA, il progetto di riqualificazione alternativo proposto dalla comunità creativa all'assessore Iaria, sia stato bocciato definitivamente dalla Compagnia di San Paolo, quindi è lecito chiedersi: quale sarà il destino della Cavallerizza?

mercoledì 4 dicembre 2019

REGOLAMENTO BENI COMUNI: COMUNICATO COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

LA LOTTA PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI NON SI FERMA
COMUNICATO COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO
Lunedì 2 dicembre nel Consiglio Comunale di Torino la maggioranza del M5S ha approvato il nuovo Regolamento beni comuni urbani, recependo le modifiche al testo proposte dalla Giunta e dalla stessa maggioranza, ma respingendo, con pochissime eccezioni, gli altri emendamenti proposti in votazione.
Il testo approvato resta sostanzialmente invariato rispetto a quello contro cui questo Coordinamento torinese ha chiesto in più occasioni la revoca in quanto frutto di un percorso tutto amministrativo e giuridico da cui i cittadini sono rimasti esclusi.
Tutto l’impianto risulta essere di difficile applicazione, inoltre resta escluso l'uso civico e collettivo urbano sul modello dell'ex Asilo Filangieri di Napoli (che rimane solo nel nome, ma non nella sostanza) e in sua sostituzione viene introdotto il concetto privatistico di “negozio civico”.
La cosa che riteniamo più grave e dannosa, per cui ci siamo battuti per il ritiro del regolamento, è l’introduzione - unico caso in Italia di un Regolamento beni comuni urbani - di fondazioni a cui conferire i beni comuni aprendo così la strada alla loro privatizzazione.
Nonostante i proclami di soddisfazione di amministratori comunali e giuristi dell'Università di Torino artefici della stesura del provvedimento, la sua approvazione contrasta però con i giudizi negativi espressi, già nei giorni scorsi, dalle realtà nazionali indipendenti da anni impegnate in esperienze di gestione, difesa e studio dei beni comuni. Tali realtà, riunite nella Rete Nazionale Beni Comuni Emergenti e ad Uso Civico https://www.facebook.com/retebenicomuniemergenti/ , nell’assemblea di domenica 1/12/2019 hanno preso posizione contro l'approvazione del regolamento di Torino, sostenendo l'azione del Coordinamento Beni Comuni torinese al presidio tenuto di fronte al Palazzo Civico lunedì pomeriggio.
Grazie alle numerose adesioni arrivate quindi da tutte le parti d'Italia, la protesta torinese si è trasformata in collettiva e di carattere nazionale.
Ringraziamo pertanto quante e quanti si sono spesi finora a sostegno della protesta contro un Regolamento che segna un passo indietro nel percorso dei beni comuni e contro il quale, a Torino come altrove, è destinata a continuare la mobilitazione.
A breve comunicheremo la data della prossima assemblea pubblica del Coordinamento.

venerdì 29 novembre 2019

Riunione 2 dicembre - argomenti in discussione

Assemblea21 si riunisce 

lunedì 2 dicembre alle ore 21
presso il CSOA Gabrio
via Millio 42 Torino

La discussione verterà su

situazione ripubblicizzazione Smat 
situazione beni comuni
Cavallerizza piano di riqualificazione
conclusione del percorso nei mercati e 
preparazione iniziativa pubblica - uso dei questionari
situazione Palavolley Parella
 proposta iniziative ATTAC

mercoledì 20 novembre 2019

PRESIDIO CONTRO L'APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO BENI COMUNI



COMUNICATO DEL COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO  


Siamo molto scontenti e delusi nel vedere, ancora una volta, disattese la richiesta della cittadinanza attiva all'Amministrazione Comunale di favorire la partecipazione alla scrittura del Regolamento beni comuni della Città di Torino, deliberato dalla Giunta comunale a maggio 2019.
Questo Coordinamento aveva chiesto con forza il 19 ottobre scorso, con una assemblea sotto Palazzo Civico, il ritiro della delibera e la convocazione di assemblee pubbliche per ridiscutere il regolamento medesimo. In seguito, l’assessore Giusta aveva quindi accettato un incontro pubblico, tenutosi il 30 ottobre, per presentare gli emendamenti al testo deliberato a maggio e ascoltare le istanze della cittadinanza. In quella sede avevamo constatato, che, tra le varie cose, anche la nostra richiesta di eliminare lo strumento della fondazione non era stata accolta, ridimensionandolo solamente e avevamo quindi nuovamente ribadito la contrarietà al regolamento e la richiesta della sua revoca.

Pochi giorni dopo l’incontro, un incendio doloso alla Cavallerizza Reale è stato preso come pretesto per accelerare l’iter di approvazione da parte del Consiglio Comunale di quanto già stabilito dalla Giunta, impedendo pertanto che la cittadinanza potesse partecipare tramite proprie assemblee pubbliche e sottoporre quindi proposte alternative.

Alla luce di quanto accaduto il Coordinamento ribadisce ancora una volta la propria contrarietà al provvedimento e indice un presidio di protesta di fronte a Palazzo Civico durante la seduta del Consiglio Comunale nel cui ordine del giorno è prevista la sua discussione e successiva approvazione.
Appuntamento quindi in piazza Palazzo di Città, a Torino, lunedì 25 novembre dalle ore 17

COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO



https://www.facebook.com/events/562067801258233/

martedì 12 novembre 2019

VALUTAZIONI DEL COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO SUL VERBALE DI INTESA TRA DELEGAZIONE ASSEMBLEA DI CAVALLERIZZA, PREFETTURA E COMUNE DI TORINO

VALUTAZIONI DEL COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO SUL VERBALE DI INTESA TRA DELEGAZIONE ASSEMBLEA DI CAVALLERIZZA, PREFETTURA E COMUNE DI TORINO

La decisione presa dalla delegazione dell'Assemblea di Cavallerizza di firmare un verbale di intesa con Comune di Torino e Prefettura contrasta con le conclusioni della medesima assemblea, svoltasi domenica 10 novembre scorso, le quali prevedevano che niente fosse sottoscritto e venisse solamente inoltrata una richiesta di proroga dei termini entro i quali le due istituzioni avevano preteso una risposta sulla proposta di protocollo, anche a rischio dello sgombero minacciato dai due enti in caso di non accettazione del protocollo di intesa. La loro eventuale disponibilità a modificare le condizioni contenute nel protocollo stesso avrebbe dovuta essere solamente raccolta per essere poi riportata in una nuova discussione assembleare, peraltro già prevista.

Nelle dichiarazioni rilasciate, alcuni componenti della delegazione hanno invece giustificato proprio con l'ottenimento di risultati positivi nel dialogo con Prefettura e Sindaca l'assunzione di nuovi e diversi impegni tramite la firma del verbale di intesa. Da una prima analisi riteniamo però che non vi siano stati passi in avanti o chiarimenti su questioni fondamentali quali le modalità con cui il futuro Regolamento Beni Comuni verrà applicato in Cavallerizza e il rapporto con le scelte sul futuro dell'intero compendio. Constatiamo inoltre che sul complesso monumentale di Cavallerizza, e persino sull'area destinata alla comunità rappresentata dall'assemblea, viene tuttora negato un processo partecipativo, quale sarebbe richiesto dal concetto stesso di bene comune. Al contrario, viene instaurato un tavolo negoziale di trattative a porte chiuse, per giunta attraverso la formalizzazione di una comunità di riferimento - che dovrebbe essere aperta e porosa - in un comitato di scopo (o altro soggetto): strumento che riteniamo invece estraneo al concetto di bene comune e non in grado di consentire la corretta e ampia partecipazione di tutti i cittadini e le cittadine interessati.

Il Coordinamento Beni Comuni Torino non si riconosce pertanto nelle decisioni e nel percorso conseguenti la firma del verbale di intesa da parte della delegazione dell'Assemblea. 

COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

domenica 27 ottobre 2019

30 ottobre: incontro pubblico con l'assessore Giusta sul Regolamento beni comuni

COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

Il presidio indetto dal Coordinamento Beni Comuni Torino per sabato 19 ottobre scorso davanti al Comune di Torino si è trasformato in un'assemblea durante la quale molti interventi hanno espresso radicali critiche alla bozza di nuovo Regolamento dei beni comuni che la Giunta vorrebbe far approvare in questi giorni. È stato chiesto inoltre che la proposta di regolamento venisse ritirata e di aprire un ampio percorso di discussione e confronto su di esso.
(vedi video parziale  https://www.facebook.com/cavallerizzairreale/videos/477105666350347/),

Ora l’Assessore Giusta propone un incontro con il Coordinamento, previsto  mercoledì prossimo 30 ottobre.

Il Coordinamento ha richiesto che l'incontro si svolga IN FORMA PUBBLICA, dandone notizia e invitando tutta la Cittadinanza e con la preventiva pubblicizzazione dei contenuti oggetto della discussione. L’Assessore si è impegnato a darne notizia ufficiale e a inviare “una formulazione avanzata del regolamento approvato in Giunta così come già previsto a seguito degli emendamenti che saranno da me proposti”.

La Cittadinanza è quindi invitata a partecipare alla

ASSEMBLEA PUBBLICA
MERCOLEDÌ 30 OTTOBRE - ORE 19
SALA BOBBIO, VIA CORTE D'APPELLO 16 - TORINO

Il Coordinamento Beni Comuni Torino s’impegna a condividere la documentazione che l’Assessore Giunta farà pervenire.

Visti i tempi stretti di convocazione di questa assemblea, riteniamo sia cosa corretta limitarci all’ascolto delle enunciazioni dell’Assessore, in attesa di convocare  un’assemblea cittadina - nei primi giorni di novembre, consentendo così una più ampia partecipazione - per gli opportuni approfondimenti al fine di avviare il percorso di discussione e confronto richiesto.

Coordinamento Beni Comuni Torino

sabato 12 ottobre 2019

Sabato 19 ottobre: GIÙ LE MANI DAI BENI COMUNI


Coordinamento Beni Comuni Torino
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GIÙ LE MANI DAI BENI COMUNI

Il Coordinamento Beni Comuni Torino invita tutte e tutti in piazza Palazzo di Città sabato 19 ottobre dalle 15,30 per incontrarsi e iniziare a condividere con parole, cartelli, striscioni, immagini e qualunque altro mezzo di comunicazione opinioni, informazioni, proposte, desideri e altro ancora sulla condizione dei beni comuni cittadini.

Il Comune di Torino ha deciso di regolamentare i beni comuni pensando che siano solo una questione di immobili di sua proprietà da fare gestire ad altri,  siano essi cittadini con cui stipulare un contratto o fondazioni a cui regalarli facendoli diventare privati. Il tutto in modo burocratico e senza la preventiva partecipazione delle persone alle scelte da compiere.

Noi riteniamo che si tratti invece non solo di immobili ma anche di verde e spazio pubblico, di ambiente, di acqua, di patrimonio artistico e culturale: ai quali si deve poter accedere senza esclusioni per soddisfare i bisogni essenziali e più importanti.

I BENI NON SONO COMUNI SE LA LORO GESTIONE NON E’ PARTECIPATIVA, SE MANCA IL PREVENTIVO AMPIO COINVOLGIMENTO DI TUTTI NELLE DECISIONI DA PRENDERE PER REGOLAMENTARLI. E' il contrario di quanto ha fatto la Giunta comunale: nelle segrete stanze, con qualche amic* addett* ai lavori, ha approvato  un nuovo 'Regolamento dei beni pubblici' -  spacciati per Beni Comuni -  confuso e dannoso, che apre la strada alla privatizzazione del patrimonio della Città.

Per questo motivo il Coordinamento Beni Comuni Torino chiede che la LA DELIBERA DI APPROVAZIONE DEL NUOVO REGOLAMENTO VENGA REVOCATA e sia quindi avviato in Città a questo riguardo un ampio percorso di discussione e confronto.

COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

venerdì 4 ottobre 2019

COSTITUZIONE DEL COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO E CONSIDERAZIONI SUL NUOVO REGOLAMENTO COMUNALE DEI BENI COMUNI

Lunedì 30 settembre 2019 si sono riuniti in assemblea cittadine e cittadini singoli o facenti parte di comitati, associazioni, gruppi e realtà sociali torinesi interessati e attivi nella difesa e nello sviluppo dei beni comuni. Scopo dell'incontro è stato fare il punto sulle attività in svolgimento e sulla situazione cittadina nel suo complesso, con riferimento anche alle iniziative messe in campo dall'amministrazione comunale che incidono sulla possibilità di mantenere e creare in città spazi di partecipazione legati all'esistenza di beni comuni.
I presenti hanno sottolineato come, nonostante la diversità delle tipologie che  possono avere, i beni comuni devono avere tutti  eguale considerazione ed essere soprattutto oggetto di confronto pubblico e attenzione sia da parte dei cittadini che delle istituzioni.
A partire da ciò è stato ritenuto inadeguato e inopportuno il percorso puramente politico - amministrativo intrapreso negli ultimi mesi dal Comune di Torino,  che con una decisione della Giunta,  senza nessun preventivo confronto con i cittadini e le realtà che si occupano di beni comuni, ha approvato la revisione del Regolamento dei Beni Comuni: un controsenso, trattandosi di una materia basata invece sulla trasparenza e sull'inclusione della cittadinanza.
Come conseguenza di questo approccio, ad una attenta analisi del testo approvato dalla Giunta comunale la partecipazione dei cittadini risulta troppo burocratizzata e i criteri economici  introdotti uccidono la possibilità di proteggere e far crescere circuiti di dono, mutualismo e scambio: i beni comuni non sono locali commerciali, è tanto difficile capirlo? 
Il regolamento inoltre parla unicamente di beni comuni urbani, che sono solo un tassello, certamente importante ma parziale, dell’intero discorso che mobilita ogni giorno nella difesa e cura di tutti i beni comuni, dall’acqua al verde pubblico, all’ambiente, ai parchi e alle risorse naturali, che sono per noi diritti fondamentali, politici e sociali. 
Siamo consapevoli che questo sia stato concepito come un regolamento il quale riguarda solo un certo tipo di beni comuni: ma perché non inserire anche anche le altre tipologie almeno nelle definizioni, che invece appaiono scarne e lontane dalle ipotesi più avanzate? Perché non cogliere l’occasione per ribadire in atti concreti quello che, a parole, sovente troppe, ad oggi  è solo invece una eterea affermazione di principio, cioè che l’acqua è un bene comune?
E sempre come conseguenza di un percorso non partecipato nella sua progettazione, nel Regolamento manca coerenza circa la previsione di un elemento qualificante dei beni comuni: la gestione partecipativa.
Il potere di gestione diretta e l’uso plurale condiviso  da diversi soggetti è previsto solo per alcuni strumenti di gestione dei beni comuni, mentre per altri non viene chiaramente individuato chi partecipa e dove. Viene poi introdotta, a tale proposito, la fondazione. Che, come proposta nella delibera, rappresenta uno strumento pericoloso di privatizzazione: quale sarà il patrimonio di queste fondazioni definite “Fondazione Bene Comune”? Perché  tali fondazioni non vengono vincolate a scopi concreti e, soprattutto, a criteri di apertura anche ai soggetti deboli, che non hanno né oggi né avranno domani la possibilità di usufruire di un bene pagando al prezzo di mercato il suo accesso? Chi farà parte dei loro consigli di amministrazione, come verrà composta l’assemblea dei soci e quali  sono le garanzie che gli immobili loro assegnati non vengano alienati  in caso di debiti contratti dalle fondazioni medesime? Una volta che il bene viene “conferito” – e non invece concesso o affidato  – la strada di fatto è già aperta  alla sua alienazione, ovvero alla privatizzazione. E questo è un principio contrario all'intera logica e al significato dei beni comuni. Se si vuole proteggere un bene dalla disponibilità, perché non affidarne la gestione ad organi civici autonomi e indipendenti? In una città come Torino, parlare di fondazioni senza simili elementari chiarezze, rappresenta un indirizzo politico che NON POTRÁ MAI VEDERCI D’ACCORDO. Il discorso sulle fondazioni diventa ancora più importante oggi, nel momento in cui il Comune di Torino ha siglato un accordo canaglia con Cassa Depositi e Prestiti  il quale sembra già segnare in modo negativo, prima di nascere, qualunque percorso partecipativo.
Perché svilire poi, nel Regolamento beni comuni in via di approvazione, lo strumento dell’uso civico e collettivo urbano, che da forma di autogoverno delle comunità di cittadini sperimentato in altre città viene trasformato in un negozio giuridico, quindi un contratto,  stipulato con dei rappresentanti, scelti oltretutto in modo opaco e arrogante?
Il fine non giustifica i mezzi: se parliamo di beni comuni ci vuole un processo partecipativo di discussione e confronto PUBBLICO, che per essere veramente partecipato non deve quindi muoversi all'interno di meccanismi già preordinati, come quelli previsti nella proposta di regolamento  approvata dalla Giunta, della quale pertanto  chiediamo la revoca.  
E noi questo percorso pubblico e partecipativo di discussione lo faremo, a prescindere dalle intenzioni politiche dell’amministrazione comunale. 
Per questo abbiamo deciso di dare vita al Coordinamento Beni Comuni Torino e di organizzare una assemblea pubblica, nel mese di ottobre, dove, con un processo partecipativo REALE, dal basso e senza l’ausilio di fantomatici “albi” di esperti, costruiremo l’opposizione alla modalità di gestione dei beni comuni cittadini prevista dal nuovo Regolamento, il quale non rappresenta le cittadine e i cittadini e tutte le forme organizzate che si battono per la salvaguardia e lo sviluppo dei beni comuni.
                                          COORDINAMENTO BENI COMUNI TORINO

domenica 22 settembre 2019

Beni comuni e regolamenti: incontro pubblico lunedì 30 settembre ore 19

Per discutere della situazione nazionale e torinese relativa alla gestione dei beni comuni e della proposta di regolamento comunale attualmente in discussione a Torino, Assemblea21 organizza un incontro aperto a cittadini, comitati, gruppi e realtà sociali interessati.

lunedì 30 settembre alle ore 19
presso il CSOA Gabrio, via Millio 42 Torino

Link a informazioni sul concetto di "beni comuni", sulla sua storia e sulle modalità di gestione dal punto di vista giuridico e amministrativo che ne derivano, si possono trovare sulla pagina del blog https://assemblea21.blogspot.com/p/beni-comuni.html

domenica 28 luglio 2019

Regolamento beni comuni di Torino: l'innovazione è un'altra cosa

Anche il Comune di Torino si appresta a deliberare un proprio regolamento dei beni comuni, strumento giuridico tramite il quale i cittadini possono interagire con beni di proprietà dell'ente che quest'ultimo ritiene di affidre loro per la relativa gestione.

Il modello elaborato dal Comune di Torino  risente ancora fortemente della scarsa acquisizione culturale, politica e istituzionale dell’assunto di partenza che i beni comuni sono l’opposto della proprietà, sia essa pubblica o privata  e che di conseguenza  la loro gestione non può che essere partecipativa. Non ha giovato a questo proposito nemmeno l’apporto di expertise universitarie, le quali non sono servite per superare ciò che è oggetto di maggiore critica e cioè da un parte la rigidità amministrativa, che rimanda sempre all'approvazione da parte del Consiglio comunale dei criteri di gestione elaborati dai cittadini e dall'altra l'introduzione di forme di gestione nelle quali non sono i cittadini direttamente a intervenire ma invece soggetti di diritto privato (la cosiddetta "fondazione bene comune") nei cui organi direttivi i cittadini eleggono loro rappresentanti e dei quali però possono inoltre fare parte anche soggetti privati con personalità giuridica, aprendo così la strada alla privatizzazione dei beni stessi grazie a un quadro giuridico non chiaro, ma certamente al di fuori di ogni controllo partecipativo popolare.

La bozza di regolamento torinese prevede anche l'istituto dell'uso civico, la forma più avanzata di partecipazione dei cittadini nella gestione di un bene comune, introdotta per la prima volta dall' ex- Asilo Filangieri di Napoli, la cui comunità, impegnata in attività culturali sociali e politiche, lo ebbe riconosciuto dal Comune guidato dal sindaco De Magistris dopo un articolato, ampio e partecipato percorso di confronto politico che portò il Consiglio comunale a recepire la regolamentazione predisposta e già attuata dalla comunità del Filangieri, regolamentazione la quale poi, sempre a seguito di un confronto politico ampio, fu estesa ad altre realtà di partecipazione che si erano costituite autonomamente all'interno di altri beni di proprietà del Comune di Napoli.

Le modalità di gestione dell'uso civico previste nel regolamento comunale torinese, così come altre parti, lasciano tuttavia insoddisfatti torinesi e non, anche gli stessi ispiratori napoletani, chiamati dal Comune di Torino già in passato a fornire elementi di conoscenza e che ancora recentemente hanno espresso, durante un'audizione in una commissione consiliare, un parere negativo sulla forma e sugli obiettivi che a Torino la gestione dei beni comuni potrebbe invece prendere in conseguenza della regolamentazione predisposta.

La gestione dei beni comuni non è normata da leggi nazionali e pertanto a livello locale sono possibili soluzioni diverse e non necessariamente omogenee tra gli enti che la approvano. Quello che è certo, come dimostra l'esperienza di Napoli, è che le differenze negli obiettivi e nelle forme di gestione dei beni comuni stessi dipendono dall'orientamento politico dell'amministrazione comunale che ne introduce la regolamentazione. Non c'è da stupirsi quindi che a Torino non siano raggiungibili i risultati ottenuti a Napoli, date le differenze enormi proprio dal punto di vista politico. E date quindi anche quelle nei percorsi che hanno portato e stanno portando ai rispettivi regolamenti, frutto di un lavoro di relazione e discussione pubblico, ampio e condiviso a Napoli e invece avviato e gestito in modalità ristrette a Torino, pressoché esclusivamente all'interno di percorsi istituzionali ai quali i cittadini e i gruppi non  hanno avuto accesso agevole (istituzionalizzazione peraltro favorita anche dalla sparizione dei momenti assembleari auto organizzati pubblici che per anni con cadenza domenicale avevano discusso anche di beni comuni evidenziandone nel contempo rischi e  problematicità).

Non ci stupiamo, quindi, della piega negativa presa a Torino da un'esperienza che altrove è stata invece innovazione (amministrativa, sociale e politica) sia per il l'amministrazione comunale sia per le comunità di cittadini che l'hanno voluta.

martedì 16 luglio 2019

Incontro lunedì 22 luglio ore 21

Prossimo incontro di Assemblea21

lunedì 22 luglio alle ore 21
presso il CSOA Gabrio in via Millio 42 Torino

ordine del giorno
aggiornamenti su area verde pubblica in Parella destinata a palavolley
percorso di iniziative nei quartieri periferici
regolamento beni comuni
proposte di attività pervenute

mercoledì 28 novembre 2018

IREN addio: l’alibi del debito per distruggere i beni comuni

Per fare cassa, il Consiglio Comunale vende IREN ai privati

Una scelta sbagliata

Un incasso di 60 milioni su oltre 3 miliardi di debito non risolve nulla. Il debito di Torino continua a strozzare ogni possibilità di sviluppo della nostra città. Ma ormai è diventato l’alibi per una politica sempre più feroce di austerità di cui l’attuale maggioranza si fa diligente esecutrice.  Dov’è finito l’impegno elettorale di fare un audit sul debito, sui derivati e sugli interessi da usura che fa pagare a tutti noi?
Forse contestare il debito può sembrare una strategia a lungo termine che non risolve le urgenze di bilancio, ma se non si fosse continuato a procrastinare forse qualche risultato a 2 anni dalle elezioni già ci sarebbe. Inoltre, limitarsi a inseguire l’esistente significa che tra un anno saremo nelle stesse condizioni, a vendere un pezzo del patrimonio pubblico per fronteggiare i debiti.

Una scelta dannosa per la città
Se davvero s’intende ridurre l’inquinamento atmosferico favorendo la transizione verso l’elettrico non si consegna la risorsa strategica dell’energia alle grandi Multiutility dell’energia, come si è fatto in passato con gli sceicchi per il petrolio.
Non si affida ai privati la produzione delle energie rinnovabili.
Non si rinuncia al governo pubblico del teleriscaldamento e relative tariffe.

Una scelta miope e anti europea,

rispetto alla tendenza europea di riprendere in mano pubblica la produzione e la gestione dell’energia: oltre 300 casi in Germania (da grandi città come Amburgo, a centinaia di Consorzi Intercomunali)  e ancor più numerosi in Gran Bretagna, tra cui Leeds, Bristol, Nottingham, Liverpool e ora anche Londra.

La proprietà pubblica dell’azienda energetica arricchisce la gamma di strumenti a disposizione del Comune per scelte di sviluppo delle infrastrutture,  del territorio, della mobilità compatibile con l’ambiente.

Il Consiglio Comunale dia prova di vero senso di responsabilità. Quando il debito diventa una voragine inestinguibile che non può essere coperta nemmeno a prezzo di continui sacrifici, bisogna fermarsi e ragionare sulla sua  legittimità.


Basta invocare il debito per giustificare la distruzione del patrimonio cittadino. A oltre due anni  dalle elezioni è ora di cambiare strada. Il Consiglio Comunale di Torino compia un atto di responsabilità e di coraggio:

- non si presti a impoverire ancor di più i torinesi, a privarli dei loro beni comuni, a sfasciare l’Amministrazione comunale;
- la  trappola del debito, come ogni ideologia totalitaria,  porta con sé la tragica realtà di un impoverimento di massa scientificamente praticato;
- proceda a un'autentica auditoria popolare sul debito cittadino;
- dia seguito alla delibera del Consiglio Comunale sulla Cassa Depositi e Prestiti ponendosi alla testa di un movimento nazionale per restituirla alla sua funzione storica di grande strumento della finanza locale;
-  proponga  ai grandi Comuni, altrettanto indebitati, di compiere insieme questi passi coinvolgendo la cittadinanza.

Il municipalismo è un valore se si nutre di democrazia, partecipazione, equità e giustizia sociale.

giovedì 1 febbraio 2018

lunedì 12 febbraio prossimo incontro settimanale A21

Per non creare sovrapposizioni e consentire quindi  la presenza di chi è interessato all'iniziativa sugli Usi Civici organizzata da Assemblea Cavallerizza 14:45, l'incontro settimale di lunedì 5 febbraio non avrà luogo.

L'appuntamento è invece fissato per la settimana seguente:



lunedì 12 febbraio 2018 alle ore 21
presso il CSOA Gabrio di via Millio 42, Torino


ordine del giorno
iniziative sul debito e sui derivati 

a seguito dell'esito della petizione

Debito, Cavallerizza e Usi Civici

Il 5 febbraio, presso il complesso della Cavallerizza Reale Occupata, si terrà un incontro pubblico mirato ad approfondire gli strumenti degli Usi Civici e Collettivi, strumenti di riappropriazione e uso del patrimonio pubblico da parte dei Cittadini.

Un patrimonio troppo spesso trascurato, dimenticato fino al giorno in cui diviene oggetto di progetti di “valorizzazione” intesa come “svendita a soggetti privati”.

L’incontro vedrà la testimonianza dei rappresentanti del laboratorio politico Massa Critica, dell’ex Asilo Filangieri e di altri spazi della città di Napoli che negli ultimi anni hanno portato avanti direttamente vertenze per il riconoscimento dei Beni Comuni Emergenti e ottenuto il riconoscimento di Uso Civico.

Assemblea21, che naturalmente vede con favore ogni iniziativa dal basso avente come obiettivo la tutela di Beni Comuni, vuole evidenziare l’urgente necessità di affrontare in modo chiaro ed esaustivo il problema che, senza tema di smentite, possiamo definire la “madre di tutti i problemi”: il debito pubblico che sempre più pesantemente condiziona in negativo la vita e il benessere dei cittadini, e purtroppo viene sistematicamente accettato come problema contingente e immutabile dalle pubbliche amministrazioni e dal Comune di Torino in particolare.

Per visualizzare le dimensioni del problema del nostro debito pubblico, è necessario ricordare che ogni anno oltre 15 milioni di euro vengono sottratti dalle risorse comunali per far fronte agli interessi negativi sui derivati (Fonte: Sergio Rolando, Assessore al Bilancio del Comune di Torino).

Un debito che è tempo di analizzare in dettaglio, finalmente in piena trasparenza e senza partire dal semplice dato di fatto che esso esiste e va onorato, senza conoscerne esattamente le origini e le precise caratteristiche.

Invitiamo, ancora una volta, la sindaca Chiara Appendino (che ha dato la sua disponibilità per l’incontro pubblico del 5 febbraio in Cavallerizza ma, al contrario, ha deciso di non partecipare alle tre assemblee pubbliche organizzate da Assemblea21 nel 2017), ad attivare sollecitamente la Giunta sui fronti della trasparenza e della comunicazione nei confronti dei cittadini (rendendo pubblica la documentazione riguardante il nostro debito attuale, i contratti dei derivati, ecc.) e dei possibili interventi finalizzati alla riduzione del debito o degli interessi passivi.

Gli strumenti esistono e sono disponibili: è indispensabile la volontà politica per utilizzarli.