domenica 10 maggio 2020

RSA – NON SIAMO SCARTI! COS’È E COME FUNZIONA LA (ILLEGITTIMA) SANITÀ DI “SERIE B”

Le Rsa - Residenze sanitarie assistenziali  (29 mila posti letto in Piemonte, 13 mila operatori) sono strutture - tutte - accreditate con il Servizio sanitario nazionale/regionale, auotrizzate a funzionare dalla Sanità pubblica per svolgere una prestazione considerata di livello essenziale: garantire prestazioni residenziali a malati non autosufficienti (diciamo anziani, ma in realtà le Rsa sono aperte a pazienti di tutte le età e di tutte le patologie che necessitino di interventi di mantenimento della loro condizione... vedremo cosa vuol o non vuol dire tra poco). Non si tratta quindi di "case di riposo", dicitura colloquiale per indicare strutture di soggiorno di ospiti anziani, ma di strutture nelle quali i degenti hanno rilevanti e indifferibili esigenze sanitarie, scarsamente corrisposte per una dotazione insufficiente di personale e percorsi terapeutici adeguati.

PRIVATO/PUBBLICO
É vero che le Rsa sono in massima parte gestite da operatori privati (spesso grandi operatori internazionali che si avvalgono di cooperative locali, comunque di notevoli dimensioni, per garantire personale e gestione diretta), ma non sono soggetti privati tout-court, nel senso che la programmazione, il monitoraggio, la sorveglianza sulle strutture sono in capo all'ente pubblico (Regione) che quindi non può mai "chiamarsi fuori" dalla questione Rsa, come ha provato più volte a fare, per bocca dell'assessore Icardi (assessore regionale alla sanità) durante questa pandemia da Covid-19. É però un dato di fatto che la Regione copre ogni anno solo 240-245 milioni di euro di quote sanitarie per i pazienti nelle Rsa, corrispondenti al 3% del bilancio sanitario regionale. Una quota bassissima rispetto al fabbisogno, tanto che in Piemonte almeno 30 mila persone non autosufficienti per le quali è stata fatta richiesta di inserimento in Rsa hanno ricevuto risposta negativa (una risposta non legittima, poichè è la negazione di un livello essenziale). La larghissima maggioranza degli esclusi, disinformati dei propri diritti, ripiega sul ricovero in Rsa in forma privata (3.000-3.500 euro al mese) o sulla gestione domiciliare del malato, molto spesso con enormi sacrifici economici e di realizzazione personale (di solito, le donne - mogli o figlie dei malati - rinunciano in tutto o in parte al lavoro).

PRESTAZIONI INSUFFICIENTI
A fronte di costi esorbitanti e in buona parte scaricati sui privati cittadini (il 50% per i convenzionati, tutta la spesa per gli altri), la qualità delle prestazioni in Rsa è minima: non ci sono medici di struttura in Rsa, ma solo i medici di base dei singoli pazienti, che spesso non si recano in struttura; gli operatori, molto sottodimensionati rispetto al fabbisogno, sono solo operatori socio-sanitari (che non possono somministrare nemmeno le terapie) e infermieri. L'assoluta inadeguatezza della sorveglianza regionale fa sì che le Rsa molto spesso hanno dotazione di personale ancora più bassa dei già risibili standard, con conseguente abbandono terapeutico dei malati.

RSA E COVID-19: CENTINAIA (MIGLIAIA?) DI MORTI
Nella contingenza della pandemia le Rsa sono state oggetto di attenzione da parte dei mezzi di informazione per il dilagare di contagi al loro interno e delle conseguenti morti, ma il vizio è strutturale. La pandemia ha reso evidente che il sistema di presa in carico dei malati non autosufficienti li ha abbandonati dal punto di vista terapeutico. Le Rsa sono espressione di una "sanità di Serie B" destinata ai malati non autosufficienti istituita con i Livelli essenziali di assistenza del 29 novembre 2001 e del 12 gennaio 2017. Mentre la sanità "di serie A" è pubblica, gratuita salvo ticket e non pone sbarramenti all'accesso basati su condizione socio-economica del richiedente la prestazione,  quella “di serie B” (in violazione dell'universalismo della legge 833/1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale) è a pagamento (compartecipazione alta, non ticket, in ragione di quote dal 30 al 60% del costo, 50% per le Rsa), che pone sbarramenti all'accesso alle prestazioni  sanitarie sulla base di criteri socio-economci che nulla hanno a che vedere con la sanità.

COSA FARE?
Per assicurare cure dignitose e giuste ai malati non autosufficienti è necessario: 
1) insistere per il  riconoscimento delle prestazioni domiciliari con quota sanitaria riconosciuta dal Servizio sanitario (Asl) senza condizionamenti socio- economici, che possa essere d'aiuto alle famiglie che scelgono volontariamente di gestire il famigliare non autosufficiente a domicilio, non come soluzione di sostituzione rispetto ad un Servizio sanitario latitante, ma come soluzione che consenta al malato di rimanere vicino ai suoi affetti e nella sua dimensione abitativa anche nel periodo della malattia e della non autosufficienza; 
2) rivedere completamente l'organizzazione del lavoro in Rsa e aumetare la presenza medica, di medici che lavorino in equipe sul modello ospedaliero. Attenzione, questa maggiore copertura non deve scaricarsi sul costo della retta del paziente: se la retta è incrementata perchè ci sono più medici in struttura, vanno riviste le ripartizioni, altrimenti il 50% dell'utente diventa una cifra ancora più esorbitante dell'attuale; 
3) riconoscere da parte della Regione a tutti i malati cronici non autosufficienti la convenzione con il Servizio sanitario regionale/nazionale, cioè la copertura della cosiddetta quota sanitaria. I 30 mila malati esclusi dalle cure dell'Asl sono l'altra faccia - nascosta, dimenticata - della questione Rsa. Non vanno dimenticati, anche nell'interesse di noi tutti che "lavoriamo" ogni giorno per vivere più a lungo e quindi, potenzialmente, essere i pazienti di domani. Di quale Servizio sanitario dipende da come ci muoviamo oggi.

Andrea Ciattaglia 
(Fondazione Promozione sociale ONLUS http://www.fondazionepromozionesociale.it/)

mercoledì 6 maggio 2020

#restiamosvegl* La "Fase 2" per la sanità e per il sistema economico, industriale e culturale

Con il 4 maggio è stata avviata anche in Piemonte e qui a Torino la "fase 2", cioè di uscita dall'emergenza più acuta  dell'epidemia Covid-19, che viene indicata da autorità pubbliche, mezzi di informazione, poteri economici come quella che ci permetterà, se avremo tanta cautela e tanta pazienza, di tornare prima o poi alla normalità, a quello che facevamo prima. A fare, insomma, ciò che provocando la diffusione del virus fino a dove non avrebbe mai  potuto arrivare da solo, ha contribuito finora a far morire di malattia centinaia di migliaia di persone e messo in crisi tutto il mondo industrializzato e non solo. Quello che ci viene prospettato al termine della 'fase 2' e di quante altre chissà ancora (e che probabilmente in molti desideriamo, dopo settimane e settimane di privazione di libertà)  è proprio ricominciare a vivere per e nel sistema  mondiale globalizzato di produzione e consumo forsennati degli ultimi decenni: sistema che  ha dato a molti l'illusione di vivere bene o di poterlo fare, ma ha nel contempo condannato i piu' deboli alla sofferenza o o soccombere del tutto. Le sofferenze causate invece dal contagio, oltre alle già moltissime persone ammalate hanno colpito anche le molte di piu' ancora che, per via della improvvisa crisi economica, sono rimaste senza lavoro stabile o altri mezzi di sussistenza precari, senza un casa o posto in cui ripararsi, oppure magari senza assistenza di fronte ad altre malattie o alle non autosufficienze. Questa condizione di sofferenza sociale e sanitaria è destinata ad accentuarsi e allargarsi ancora di piu' se si riaprono le attività, come sta capitando, per tornare quanto prima al modello economico, sociale e di vita che ha prodotto l'epidemia: eppure, nonostante ciò, la prospettiva proposta con la 'fase 2' è proprio quella di tornare, con cautela e calma, a vivere nella "normalità" di prima, come se non fosse proprio stata quella normalità invece la causa di tutti i problemi. L'insistere da parte di mezzi di informazione, responsabili politici e detentori del potere economico-industriale nel voler convincere le persone a tornare alla condizione di tranquillità del "tutto come prima", nel farle concentrare su cosa adesso devono fare per poi, alla fine di tutto, tornare nel prima del Coronavirus, è anche il tentativo di nascondere e fare dimenticare quali e di chi sono le responsabilità, globali ma anche locali, economiche e politiche, di tutto quello che e' successo e sta succedendo. Ma queste responsabilità vanno invece ricercate e  anche subito, perchè non si può consentire che gli errori gia' fatti continuino a causare danni e sofferenze enormi.

Per questo motivo la pessima gestione della crisi sanitaria da parte dell'Amministrazione regionale, sulla quale il Comune di Torino e la sua Sindaca si sono guardati bene di intervenire nonostante proprio Torino sia la città che maggiormente ne sta sopportando le conseguenze, ha spinto gruppi di cittadine e cittadini a lanciare la proposta di una  petizione per chiedere al Governo il commissariamento della Regione Piemonte. Per i seguenti motivi:
* i preavvisi e gli avvisi ufficiali di epidemia arrivati prima che si manifestassero i primi casi non hanno fatto scattare le misure di prevenzione necessarie e tutto si è quindi scaricato sugli ospedali, che ne sono stati travolti. La pigrizia intellettuale e l’abitudine aborriscono i messaggi che li disturbano.
*  la gestione aziendalistica - e non come servizio pubblico - della sanità da parte della Regione ha considerato come costi antieconomici e quindi da comprimere al massimo quelli che sono invece fattori indispensabili alla produzione della sicurezza sanitaria collettiva. In conseguenza di ciò si sono verificati:
- la drastica riduzione dei medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari  e il numero chiuso alla Facoltà di  Medicina (450 nel 2019 più 70 in lingua inglese)
- la chiusura di ospedali  e di presidi sanitari di base per concentrare saperi e risorse nella Città della  Salute
- il taglio dei posti letto di terapia intensiva, al di sotto della media europea, a cui ha supplito "l'opera buona" delle Fondazioni bancaarie
- la gestione “just in time”, senza la prudente creazione di scorte di magazzino, dei Dispositivi di Prevenzione Individuali  (mascherine, guanti, grembiuli, camici e  calzature per la  protezione del  personale) e degli  strumenti necessari per i test, dei tamponi, degli apparecchi respiratori
- la cancellazione delle mail di segnalazione inviate dai medici di base circa i pazienti in quarantena  domiciliare, lasciati quindi senza assistenza alcuna
-  lo scandalo delle RSA, quasi totalmente esternalizzate ai privati e con tariffe alte anche nelle poche pubbliche (in media 3000 euro/mese), con nessuna capacità di
controllo da parte del Servizio Sanitario, nazionale e regionale, che paga e tace, lasciando inoltre ben 30.000 anziani in lista d'attesa nella sola provincia di Torino.  In questa situazione si innestata poi la scelta, irresponsabile e criminale  che ha comportato un numero altissimo di vittime, di collocare i malati Covid in queste strutture.  
-  solamente due USCAS - Unità Sanitarie di Continuità Assistenziale,  dedicate all'assistenza domiciliare dei malati di Covid - messe in funzione sulle 20 previste nella sola Torino
-  nessuna attivazione dello screening di massa per individuare e curare tempestivamente le persone contagiate e  isolare i focolai  di contagio (come ha fatto in buona parte il Veneto e in pieno la Corea del Sud). Posto che il tampone pare essere al momento l’unico strumento diagnostico in grado di fornire l’informazione relativa alla infettività dei soggetti, seppur con la scarsa affidabilità del 25-30% di falsi negativi, è fondamentale aumentare la capacità di fare uno screening più ampio possibile per individuare i portatori d’infezione seppur asintomatici.

In relazione alle azioni ancora da mettere in campo contro l'espansione del contagio, esprimiamo la necessità che le autorità sanitarie diano indicazione di procedere prioritariamente alla diagnosi, alla  tutela degli operatori e  alla verifica dell’efficacia delle terapie, dedicando il resto della capacità allo screening generale della diffusione del virus. Il test sierologico rapido di cui si parla indica la presenza nel sangue di una proteina che attesta che si è entrati in contatto con il virus, ma non può testare se si è infettivi o meno e neppure se si è immuni. A questo proposito pare che non vi sia comunque alcuna certezza di immunità e che quindi le possibilità di ricaduta siano reali, per cui la ricerca degli anticorpi veri e propri sarebbe comunque un accertamento che non dà indicazioni sulla infettività.

La condizione di inefficienza e inefficacia sulla cui base viene richiesto il commissariamento della Regione Piemonte si manifesta oltretutto   in un contesto in cui  anche un comunicato stampa dell'Ordine dei Farmacisti viene trascurato (un tempo si sarebbe più' correttamente detto censurato) dai media.
Ma lo scandaloso utilizzo a senso unico dei mezzi di informazione, fino alle minacce a chi non si allinea (v. denuncia a Report) è solo uno degli elementi dello scenario complessivo di gestione della sanità in generale: altrettanto se non più scandalosa è la mercificazione della ricerca e della conoscenza attraverso i brevetti
 dei medicinali, inaudita fonte di trasferimento di  enormi risorse verso realtà industriali e aziendali monopolistiche.

Commissariare la Regione Piemonte quindi  per perseguire le responsabilità e soprattutto per cambiare rotta e  gestire la Fase 2 della sanità piemontese non più con i criteri mercantili dei costi-benefici, ma ripristinando il Servizio sanitario pubblico con  fini di prevenzione e cura, con la riapertura degli ambulatori di quartiere e degli ospedali di territorio e con il concorso della rete delle farmacie. E per effettuare inoltre con urgenza:
-          screening di massa finalizzati a scoprire i potenziali contagi, filtrare gli ammalati secondo la gravità, individuare e isolare i focolai.
-          disponibilità di  mascherine efficaci per tutti,  a prezzo controllato,
-          chiara indicazione di chi controllerà – e con quali poteri - il rispetto delle regole nei luoghi di lavoro e per recarsi al lavoro.

sabato 25 aprile 2020

Restiamosvegl* - Riunione in videoconferenza lunedì 27 aprile ore 21


lunedì 27 aprile alle ore 21
riunione di Assemblea21 in videoconferenza 

utilizzando una piattaforma su web  gratuita e libera, accessibile da pc, tablet o smartphone.
Per connettersi è necessario  inviare, entro le 20 di lunedì 27,  una mail con oggetto PARTECIPAZIONE ASSEMBLEA 27.4 all'indirizzo assemblea21gen@gmail.com: allo stesso indirizzo da cui si è inviato il messaggio sempre lunedì 27 alle 21 si riceverà una mail con il link  cliccando sul quali si attiva il collegamento alla piattaforma on line, che non richiede registrazione.

Si discuterà di:

1. situazione sanitaria e sociale  cittadina in seguito all'epidemia COVID-19 e provvedimenti a livello nazionale e locale che stanno per essere messi in atto dalle autorità per la cosiddetta Fase2: analisi e proposte di iniziativa

2. aggiornamenti sulla discussione e sui provvedimenti comunali per fronteggiare la conseguenze economiche della crisi sul reddito delle persone e sulle casse dell'ente


Per partecipare

- Collegarsi da computer è piu' semplice, non bisogna installare niente. Se si usa Chrome viene chiesta l'installazione di una estensione, ma non e' necessario farlo

- Da smartphone e tablet è necessario invece installare una app: cliccando sul link ricevuto si viene rinviati in una pagina del browser che offre due possibilità:
1. scaricamento dell'app Jitsi Meet, dopo la cui installazione una volta aperta servira' solamente incollare il link di cui sopra
2. se l'app è già installata, avvio automatico dell'app e della connessione cliccando sul link 'Continua verso l'app - Continue to the app'

Una volta entrati nella pagina della riunione

- utilizzare possibilmente auricolari o cuffie 

- identificarsi con un nome inserendolo nel riquadro che appare attivando  la funzione chat dal pulsante a forma di fumetto

- dopo le presentazioni iniziali disabilitare il video/webcam (pulsante con icona a forma di cinepresa), lo streaming video consuma molta banda e peggiora la connessione e disabilitare il microfono se non si sta parlando (pulsante con icona a forma di microfono), per non introdurre rumori di fondo 

- utilizzare la chat per commentare o dare informazioni durante gli interventi e chiedere di intervenire; per intervenire si puo' anche utilizzare la funzione apposita che si attiva con l'icona a forma di mano 

- se per caso qualcosa non funziona provare ad aggiornare la pagina

In caso siano necessarie ulteriori informazioni prima della riunione o per problemi al momento della connessione, è possibile scrivere a questo indirizzo e verrà fornita assistenza.


venerdì 17 aprile 2020

Restiamosvegl* - Riunione in videoconferenza lunedì 20 aprile ore 21

Lunedì 20 aprile alle ore 21
riunione di Assemblea21 in videoconferenza 

utilizzando una piattaforma su web  gratuita e libera, accessibile da pc, tablet o smartphone.
Chi vuole partecipare puo' scrivere da subito una mail all'indirizzo assemblea21gen@gmail.com scrivendo nell'oggetto PARTECIPAZIONE RIUNIONE LUNEDI' 20 e riceverà le indicazioni per accedere alla piattaforma e alla riunione. 

#restiamosvegl* La cittadinanza vittima delle solite false promesse pentastellate?

#restiamosvegl*

La cittadinanza vittima delle solite false promesse pentastellate?

In attesa di un report pubblico di Cavallerizza Irreale sull'assemblea virtuale del 14 aprile, il prof. Ugo Mattei svicola su Pressenza il 16/4 (non è un po' contraddittorio condannare Amazon e raccontare su Byoblu gli acquisti personali su Amazon?) e il prof. Guido Montanari su Repubblica il 15/4 (una agitatissima difesa dello spazio pubblico leggermente(!) in contrasto con l'operato da Vicesindaco e Assessore all’Urbanistica: la benedizione del Palavolley sul prato libero di Parella è solo un esempio....).
Interviste che purtroppo non ci permettono di conoscere la situazione attuale e REALE della Cavallerizza, e quasi ci obbligano a rifugiarci nelle braccia poco accoglienti delle indiscrezioni.
Se perlomeno la comunità creativa di Cavallerizza pare finalmente aver capito che forse non è stata una brillante idea la firma in Prefettura del verbale d'intesa per lo sgombero, con l'aggravante di aver condannato le voci contrarie, cassandre ma non mute come quelle del prof. Montanari (Tomaso, quello veramente di sinistra), pare sia definitiva la rottura tra il Comitato di Scopo e l'assessore Iaria.
Cosa ne sarà dell’attuazione del Regolamento sui Beni Comuni urbani? Sì, quello fortemente contestato da A21 e dal Coordinamento Beni Comuni che lo hanno definito una "privatizzazione mascherata", ma invece fortemente difeso dalla comunità creativa e dalla maggioranza pentastellata?
E che dire delle false promesse, ora denunciate dalla stessa comunità creativa attraverso un comunicato sul Salone delle Guardie perché il Comune non è ancora intervenuto e perché il promesso aiuto agli occupanti in emergenza abitativa ha fatto acqua da tutte le parti?
Le indiscrezioni ci dicono che il PurA, il progetto di riqualificazione alternativo proposto dalla comunità creativa all'assessore Iaria, sia stato bocciato definitivamente dalla Compagnia di San Paolo, quindi è lecito chiedersi: quale sarà il destino della Cavallerizza?

mercoledì 15 aprile 2020

#restiamosvegli* IL TABÙ DEL DEBITO ILLEGITTIMO RESISTE AD OGNI CRISI




IL TABÙ DEL DEBITO ILLEGITTIMO RESISTE AD OGNI CRISI

Oggi in Commissione consiliare del Comune di Torino si discute una mozione che chiede la sospensione per due anni dei mutui della Città.

Queste sono le recenti iniziative di rinegoziazione dei mutui degli enti locali per sostenerli nella crisi in atto:

• CASSA DEPOSITI E PRESTITI rinegozia i prestiti degli Enti Locali: in realtà si tratta di una sospensione del pagamento della quota capitale per il 2020 (comunicato del 2 aprile)
• MEF: Il Decreto Cura Italia prevede la sospensione della quota capitale dei mutui degli Enti Locali sottoscritti con il Ministero dell'Economia e delle Finanze (ex mutui CDP), in scadenza nel 2020; il pagamento è differito all'anno successivo (art 112, DL 17 marzo 2020 n 18)
• BANCHE: ANCI, UPI ed ABI il 6 aprile hanno stipulato un Accordo quadro contenente le linee guida in base alle quali le banche potranno procedere alla sospensione della quota capitale delle rate in scadenza nel 2020 dei mutui erogati in favore degli Enti Locali, con allungamento di un anno del periodo di ammortamento. L'adesione delle banche è volontaria…

Tutti interventi “emergenziali” e di sospensione. In un dialogo tra la Laura Castelli (sottosegretaria del Mef) e Chiara Appendino, postato su fb l’11 aprile, la sindaca ha manifestato soddisfazione per queste misure. Sui derivati, contratti speculativi che sottraggono 16 milioni di euro all’anno alla città, neanche una parola. Nessuna reazione ovviamente alla lettera aperta di Assemblea21 che chiede di seguire l’esempio di De Magistris, che ha osato parlare di cancellazione del debito illegittimo.
Nessun approfondimento poi sul Milleproroghe (Dl 162/2019), per capire se potrebbe esserci una corretta applicazione dell’articolo 39 (accollo dei mutui degli Enti Locali da parte dello Stato, che potrebbe ottenere tassi più bassi) che potrebbe portare ad un effettiva e consistente riduzione delle passività degli Enti Locali

Link ai documenti:
https://www.abi.it/DOC_Info/Accordi%20e%20convenzioni%20Covid/accordo_mutui%20enti%20locali%20con%20firme.pdf
https://cdp.it/resources/cms/documents/Comunicato%20n.28%20del%2002%2004%202020_Misure-Covid19.pdf
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/02/29/20A01353/sg

martedì 14 aprile 2020

#restiamosvegl* Il servizio sanitario più bello del mondo?


Pensavamo di essere nel Paese più bello del mondo con il servizio sanitario più bello del mondo. Forse lo eravamo veramente, tempo fa. Qualcuno pensava che bastasse una polizza o un fondo integrativo. Falso. La propria salute dipende strettamente da quella degli altri e dall'ambiente. Fallimentare il concetto privatistico di salute. Ricordiamoci quello che i Costituenti, memori della spagnola, avevano scritto (art. 32): "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività."
Dobbiamo ripartire dalla Costituzione, da ciò che è vero oggi più che mai. Al più presto.

                                                                     (dott. Giorgio Cavallero, medico - Anaao-Assomed)