domenica 10 febbraio 2019

INCONTRO LUNEDÌ 18 FEBBRAIO

Assemblea21 si riunisce
Lunedì 18 febbraio alle 21
presso il CSOA Gabrio in via Millio 42

Si discuterà dell'organizzazione di una iniziativa di informazione e divulgazione sul debito pubblico e dell'organizzazione di una assemblea cittadina con anche la partecipazione di gruppi e associazioni impegnati in altre vertenze.

mercoledì 2 gennaio 2019

INCONTRO LUNEDI' 7 GENNAIO 2019

Assemblea21 si riunisce 
lunedì 7 gennaio 2019 alle 21 
presso il CSOA Gabrio, in via Millio 42 a Torino

ordine del giorno
punto su documenti  e iniziative a proposito di 
trasparenza amministrativa e finanziaria, derivati, audit del debito, bilancio di previsione 2019, emergenza abitativa e sfratti, oltre ad altro eventualmente proposto sul momento

martedì 4 dicembre 2018

ASSEMBLEA21 ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO IL TAV E LE GRANDI OPERE INUTILI

Assemblea21 parteciperà alla manifestazione dell’8 dicembre, poichè tra i suoi motivi fondanti ha anche  l’opposizione alle opere che sottraggono risorse per le politiche a favore della popolazione e della salvaguardia del territorio.
La nostra città è stata investita da un’onda mediatica anomala e anormale che, a partire da una sola ora di mobilitazione il 10 novembre scorso, vorrebbe cancellare con un colpo di spugna quasi trent’anni di lotta alla Torino - Lione  e chi da anni costruisce opposizione a uno sviluppo capitalistico selvaggio fondato anche sullo sfruttamento del territorio. Si tratta di un progetto politico foriero di cattivi presagi per Torino e l’Amministrazione 5 Stelle cittadina si è fatta trovare impreparata, confusa e piena di contraddizioni, intenzionata più a cavalcarla l’onda No Tav che non a renderla  parte di un progetto di cambiamento della città.
E d’altro canto non ci aspettavamo altro: in questi due anni di amministrazione la Sindaca e la maggioranza in Consiglio Comunale 5 Stelle hanno continuato a gestire Torino come i loro predecessori del PD, anche se utilizzando il buffo hashtag #torinoriparte dimostrano uno sguardo sciovinista e superficiale sul popolo. La retorica del cambiamento e della lotta al “Sistema Torino” hanno lasciato spazio a un più quieto vivere, attento a non mettersi in contrapposizione proprio con quei poteri forti lobbistici (banche, costruttori e industriali) che Appendino in campagna elettorale attaccava ad ogni piè sospinto.
In questi ultimi due anni abbiamo continuato a subire i tagli alla spesa per i servizi ai cittadini e la  cementificazione del territorio urbano, il tutto in nome del pagamento del debito, confermato nella sua funzione di redistribuire le risorse dal basso verso l'alto. Siamo di fronte alla sconfitta dell’alternativa politica: e ciò che è accaduto a Torino si mostra in forma ancora più acuta a livello nazionale, dove assistiamo al mercimonio delle lotte sostenute dalle persone comuni, per cui al No Tav Torino - Lione, si contrappongono i Si Tav Terzo Valico, si TAP, Si trivellazioni, Si grandi navi (e la lista si allunga ogni giorno di più).
A questo punto è evidente che dobbiamo essere noi, persone comuni, a doverci fare carico di portare fino in fondo queste lotte, nell'intento di ottenere il distacco della nostra società dai modelli del capitalismo e del liberismo che la stanno dominando.

NON CI SONO GOVERNI AMICI: SONO LE DONNE E GLI UOMINI COMUNI CHE CAMBIANO IL MONDO

lunedì 3 dicembre 2018

LA PARTECIPAZIONE NELL'ERA APPENDINO

Tutte le porte chiuse oggi davanti alle famiglie in presidio sotto il Comune di Torino per protestare contro il cosiddetto Decreto Sicurezza (conosciuto meglio come Decreto Salvini), che velocizza le operazioni di sgombero delle abitazioni occupate a prescindere dalla condizioni economiche e personali e senza prima prevedere la ricerca di soluzioni per i casi di difficoltà e fragilità comprovate.

La consigliera Montalbano ha presentato una interpellanza per chiedere quali siano le intenzioni politiche del Comune di Torino sull'applicazione del decreto suddetto, ma il disinteresse delle forze politiche in Consiglio e dei rappresentanti istituzionali presenti è stato totale: d'altro canto la Sindaca Appendino è ormai famosa per aver lanciato sulla propria pagina Facebook la moda social della diretta-ruspa per i rom, pratica che esprime un certo sprezzo verso i più poveri e disagiati. Eppure nel suo programma elettorale Appendino medesima si dichiarava pronta anche a utilizzare provvedimenti straordinari quali il blocco degli sfratti per affrontare l'emergenza sociale da essi provocata: le consuete parole al vento, visto che è di pochi giorni fa la notizia che attualmente  nella nostra città se ne eseguono in media 4 al giorno.

Il presidio per rompere il silenzio ha quindi deciso di interrompere brevemente, a singhiozzo, il traffico su via Milano: e a questo punto non si è fatta attendere la risposta della polizia già presente in forze, che ha chiesto rinforzi mentre la DiGoS in borghese minacciava i presenti con l'applicazione dello stesso Decreto Sicurezza, che prevede pene fino a 6 anni di reclusione  per il semplice blocco stradale.

L'ostinato silenzio della Sindaca e della Giunta sull'argomento oggetto dell'interrogazione non fa presagire nulla di buono nel futuro di un'Amministrazione il cui operato è già costellato di fallimentari scelte prese in completa continuità con le precedenti gestioni a guida PD:  eppure avevamo indicato al Comune come fosse possibile provare a recuperare risorse economiche semplicemente smettendo di pagare il debito aggiuntivo ai mutui causato dai derivati,  anche  illegittimo dal punto di vista legale ma soprattutto da quello sociale. Invece chi ora amministra l'ente per far cassa continua a svenderne le  proprietà e i servizi, tra cui ultimamente una importante quota di IREN e il complesso dell'ex istituto Cimarosa, attualmente struttura utilizzata per l'accoglienza delle famiglie sfrattate.

STOP DERIVATI

STOP SFRATTI E SGOMBERI

giovedì 29 novembre 2018

Torino capitale degli sfratti: il 3 dicembre a fianco dei comitati per la casa

(immagine: contropiano.org)
Lunedì 3 dicembre prossimo saremo a fianco dei movimenti e comitati in lotta per la casa che si sono dati appuntamento sotto il Comune di Torino alle 14. Anch’essi sono vittime del  cosiddetto Decreto Salvini sulla sicurezza, che impone ai comuni  di stilare un elenco dei locali pubblici e privati occupati,  in modo che poi la Prefettura proceda allo sgombero degli stessi.

Ma  quale alternativa viene offerta alle famiglie e ai singoli che si trovano costretti a occupare per sopravvivere con un tetto sulla testa? Nessuna!  Nemmeno chiedere alla Cassa Depositi e Prestiti di investire finalmente i 2,5 miliardi di euro di fondi Gescal destinati alla costruzione delle case popolari, giacenti sul suo conto corrente n. 28128.

Da anni le varie maggioranze che si sono susseguite alla guida del Comune, sia quelle targate PD sia l’attuale M5Stelle, continuano a ridurre le spese per il sostegno delle famiglie in difficoltà, scegliendo invece di pagare alle banche l’enorme debito accumulato senza nemmeno metterlo in discussione.

È inaccettabile che anche quest’anno si continuino a tagliare i bilanci e le voci di spesa a sostegno delle fasce più deboli della popolazione e a vendere ai privati il patrimonio comunale:
il 9 novembre è stato messo all’asta l’istituto Cimarosa deputato dal Comune ad accogliere gli sfrattati. Le famiglie ancora presenti saranno sgomberate per permettere al Comune di vendere e di incassare poco più di 1 milione di euro destinati a tappare i buchi del bilancio 2018.
Allo stesso scopo, lunedì scorso il Consiglio comunale ha ceduto ai privati la maggioranza azionaria di  IREN, per circa 60 milioni di euro, privando la Città di un’azienda essenziale per lo sviluppo delle infrastrutture,  del territorio, della mobilità compatibile con l’ambiente.

E lo stesso Consiglio continua a respingere le proposte di:
*   sospendere il pagamento alle banche  dei derivati sui mutui (16 milioni di euro/anno);
*   avviare finalmente un’autentica analisi popolare del debito cittadino, per smettere di saziare la voracità     delle banche, che concedono oggi il prolungamento della scadenza dei mutui del Comune  ma con un aggravio dei costi di più di 52 milioni di euro;
* reperire così le risorse per affrontare la vera emergenza di questa città. Anche quest’anno Torino è la capitale degli sfratti, rispetto alla popolazione presente sul nostro territorio.

SANATORIA IMMEDIATA PER LE OCCUPAZIONI ABITATIVE NEL BILANCIO DI QUEST’ANNO:  TAGLIAMO I SOLDI ALLE BANCHE

mercoledì 28 novembre 2018

IREN addio: l’alibi del debito per distruggere i beni comuni

Per fare cassa, il Consiglio Comunale vende IREN ai privati

Una scelta sbagliata

Un incasso di 60 milioni su oltre 3 miliardi di debito non risolve nulla. Il debito di Torino continua a strozzare ogni possibilità di sviluppo della nostra città. Ma ormai è diventato l’alibi per una politica sempre più feroce di austerità di cui l’attuale maggioranza si fa diligente esecutrice.  Dov’è finito l’impegno elettorale di fare un audit sul debito, sui derivati e sugli interessi da usura che fa pagare a tutti noi?
Forse contestare il debito può sembrare una strategia a lungo termine che non risolve le urgenze di bilancio, ma se non si fosse continuato a procrastinare forse qualche risultato a 2 anni dalle elezioni già ci sarebbe. Inoltre, limitarsi a inseguire l’esistente significa che tra un anno saremo nelle stesse condizioni, a vendere un pezzo del patrimonio pubblico per fronteggiare i debiti.

Una scelta dannosa per la città
Se davvero s’intende ridurre l’inquinamento atmosferico favorendo la transizione verso l’elettrico non si consegna la risorsa strategica dell’energia alle grandi Multiutility dell’energia, come si è fatto in passato con gli sceicchi per il petrolio.
Non si affida ai privati la produzione delle energie rinnovabili.
Non si rinuncia al governo pubblico del teleriscaldamento e relative tariffe.

Una scelta miope e anti europea,

rispetto alla tendenza europea di riprendere in mano pubblica la produzione e la gestione dell’energia: oltre 300 casi in Germania (da grandi città come Amburgo, a centinaia di Consorzi Intercomunali)  e ancor più numerosi in Gran Bretagna, tra cui Leeds, Bristol, Nottingham, Liverpool e ora anche Londra.

La proprietà pubblica dell’azienda energetica arricchisce la gamma di strumenti a disposizione del Comune per scelte di sviluppo delle infrastrutture,  del territorio, della mobilità compatibile con l’ambiente.

Il Consiglio Comunale dia prova di vero senso di responsabilità. Quando il debito diventa una voragine inestinguibile che non può essere coperta nemmeno a prezzo di continui sacrifici, bisogna fermarsi e ragionare sulla sua  legittimità.


Basta invocare il debito per giustificare la distruzione del patrimonio cittadino. A oltre due anni  dalle elezioni è ora di cambiare strada. Il Consiglio Comunale di Torino compia un atto di responsabilità e di coraggio:

- non si presti a impoverire ancor di più i torinesi, a privarli dei loro beni comuni, a sfasciare l’Amministrazione comunale;
- la  trappola del debito, come ogni ideologia totalitaria,  porta con sé la tragica realtà di un impoverimento di massa scientificamente praticato;
- proceda a un'autentica auditoria popolare sul debito cittadino;
- dia seguito alla delibera del Consiglio Comunale sulla Cassa Depositi e Prestiti ponendosi alla testa di un movimento nazionale per restituirla alla sua funzione storica di grande strumento della finanza locale;
-  proponga  ai grandi Comuni, altrettanto indebitati, di compiere insieme questi passi coinvolgendo la cittadinanza.

Il municipalismo è un valore se si nutre di democrazia, partecipazione, equità e giustizia sociale.

giovedì 22 novembre 2018

Torino: il Comune rinegozia i mutui e paga 52 milioni di interessi in piu' alle banche

COL CAPPELLO IN MANO

L’Assessore al Bilancio chiede al Consiglio Comunale di Torino di accettare le nuove condizioni finanziarie sul debito, proposte  dalle banche,  per  allentare di poco  la corda al collo del Comune rappresentata dal suo debito.

E lunedì prossimo il Consiglio voterà due delibere melliflue e fuorvianti, che da un lato trattano con stile mieloso un problema drammatico qual è quello del debito pubblico e dall’altro danno l’idea di un ruolo attivo del Comune che invece è di acquiescenza al volere delle banche. Verba manent: la proposta di rinegoziazione dei mutui è pervenuta dalle banche, non è frutto della volontà del Comune – che finora Assemblea21 ha vanamente sollecitato – di mettere in discussione il debito illegittimo, le condizioni poste dalle banche, la manipolazione del tasso Euribor negli anni 2005-2008.

E si spaccia per un vantaggio del Comune di Torino il prolungamento della scadenza dei singoli mutui  sino al 2036 con la conseguente diluizione delle rate e degli interessi. Le delibere infatti NON dicono quale sia il valore esatto del nuovo tasso d’interesse, limitandosi a rimandare ai “tassi a termine impliciti nella curva degli attuali tassi di mercato” e alle “condizioni finanziarie fissate al momento del perfezionamento dell’operazione”.

In realtà le delibere non realizzano alcun risparmio per il Comune, al contrario la rinegoziazione comporta nel suo complesso, fino alle nuove scadenze, maggiori oneri a carico del Comune stesso per un importo stimato, alla data del 7 novembre 2018, di 52.055.317 euro.

È la dimostrazione lampante che il vero interesse delle banche non è quello di farsi restituire al più presto i loro soldi maggiorati dei relativi interessi,  ma di tenere il più a lungo possibile  il laccio del debito al collo dei debitori assicurandosi un’entrata certa a cadenze regolari – il pagamento degli interessi –  e disporre  prima o poi dei beni del debitore (SMAT ad es. è da anni il boccone più saporito anche per IREN).

E’ chiaro ormai che l’obiettivo delle banche,  della finanza nazionale e sovranazionale, non  è la riduzione o la scomparsa del debito, bensì la continua estrazione di valore dai beni comuni e la perpetuazione del rapporto di sudditanza dei debitori pubblici nei confronti dei creditori privati.

Un rapporto di sudditanza  al quale avevamo sperato volesse sottrarsi l’Assessore al Bilancio Rolando, promettendo di verificare se e in quale misura i contratti di finanza derivata contengano pattuizioni dannose per il Comune e quindi tutti i torinesi ma respingendo la nostra richiesta di sospendere il pagamento alle banche dei 16 milioni di euro all'anno  di super-interessi sui derivati.

Ancora una volta, la Città di Torino si presenta alle banche col cappello in mano.